Fernando Torres, El Niño che non vuole proprio crescere

Fernando Torres, El Niño che non vuole proprio crescere

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“Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per la strada, lì ricomincia la storia del calcio”, così Jorge Luis Borges affermò qualche tempo fa: il calcio senza inizio ne fine, il calcio inteso come gioia e amore per lo sport, il calcio che rinasce ogni volta che un bimbo lo scopre per la prima volta in qualsiasi cosa gli rotoli davanti. Questo vale anche per i bimbi un po’ cresciuti. Anche per quelli spagnoli, i niños, o meglio per il più famoso tra quelli: “El Niño”, Fernando Torres.

Un bambino che non vuole proprio crescere, Fernando, nemmeno alla soglia dei 32 anni. Come potrebbe? Per uno che vive di calcio da ormai 15 anni, lui che è diventato, appena diciassettenne, il più giovane calciatore a scendere in campo con la maglia dell’Atletico Madrid, il suo Atleti, sarebbe impossibile vedersi lontano da un campo da gioco. Sarebbe come invecchiare. E per un eterno Peter Pan come lui, per un trentenne che mantiene intatto quel suo viso da piccola peste spagnola, giocare resta l’unica alternativa, l’unico mezzo per continuare a tener vivo l’amore per il calcio, l’unica soluzione per far rinascere questo sport nel cuore di ogni ragazzino. E non solo.

El Niño è tornato a casa, dopo una vita in Inghilterra e una fugace quanto sfortunata apparizione italiana con la casacca del Milan. Col numero 9 rossonero dietro le spalle, in effetti, Torres non ha regalato grandi emozioni ai suoi tifosi e nemmeno a se stesso: 10 presenze ed una sola rete per lo spagnolo da agosto a dicembre della stagione 2014/15. Fernando torna a casa, a Madrid, dove il rosso della divisa assume tratti più candidi e familiari: il nero della sua esperienza milanese, tetro, viene sostituito dal bianco e dal blu, il colore del cielo che lo riporta a casa il 4 gennaio 2015 e lo ricongiunge alla sua gente, ai 45.000 presenti al Vicente Calderón per riabbracciarlo.

Per lui nella scorsa stagione 19 presenze in Liga e 3 reti, la prima a marzo, di testa, contro il Getafe: Torres torna al gol dopo anni dalla sua ultima realizzazione spagnola, datata 2007. Prima, però, l’esordio in Copa del Rey a gennaio contro il Real Madrid e la doppietta nella gara di ritorno che regala ai suoi il passaggio ai quarti, poi la rete in semifinale contro il Barcellona. Nel mezzo la 250/a presenza con la maglia dell’Atletico Madrid, nella gara contro il Rayo Vallecano, poi il ritorno in Champions League: Torres fu decisivo dal dischetto, alla lotteria dei rigori, contro il Bayer Leverkusen nella gara di ritorno degli ottavi di finale della competizione.

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Tutto sommato un buon rientro a casa, ma manca ancora qualcosa. Quel numero 19 non gli sta affatto bene, ma Mario Mandžukić questa estate vola a Torino, destinazione Juventus Stadium, così El Niño Fernando si riappropria della sua numero 9, quella rojiblanca. Simeone lo manda subito in campo alla prima contro il Las Palmas, il primo gol arriva alla terza giornata contro il Barcellona. La settimana seguente si ripete contro l’Eibar, poi un’alternarsi di campo e panchina, titolarità e ingressi a gara in corso. Contro Sporting Gijón, Levante e Celta Vigo resta addirittura in panchina, guardando il campo e i suoi compagni seduto, in disparte. Come quando, da piccoli, i niños col pallone ti lasciano sul ciglio della strada, a guardare, perché troppo piccolo per giocare.

El Niño, però, è diventato grande, suo malgrado, già da un po’ e Torres ha l’esperienza giusta per gestire determinate situazioni: Simeone lo sa, Fernando pure. Dopo un fastidioso infortunio che lo ha tenuto fuori per un mese, lo spagnolo torna in campo lo scorso febbraio contro l’Eibar, già castigato all’andata, e si ripete nel match di ritorno: una rete importante per l’attaccante, il gol numero 100 con la maglia rojiblanca del suo Atletico. Torres è tornato, lo noterà anche il Getafe la settimana seguente: lo spagnolo, partito titolare, deciderà la gara con il suo secondo gol in due partite. Negli ultimi 6 match, una sola volta El Niño dal viso da piccola peste è rimasto a guardare i suoi compagni giocare. Contro il Real Madrid, ad esempio, Simeone si è affidato alla sua esperienza nella sorprendente vittoria esterna dei colchoneros al Santiano Bernabeu, schierando dal primo minuto il suo numero 9.

Nelle ultime 5 partite, mai giocate per intero, fatta eccezione per la gara contro il Villareal, Torres sigla tre reti. L’ultima è arrivata domenica. Nel match del Mestalla contro il Valencia, El Niño entra al 63′ sul risultato di 1-1: a Fernando bastano appena 9 minuti per mettere in rete il gol del sorpasso Atletico, seguito dall’1-3 finale di Carrasco. Per Torres quella contro il Valencia è stata la trecentesima partita con la maglia dell’Atletico di Madrid, il suo Atletico. Il bimbo è cresciuto e lui lo sa, ma come chiedere ad un niño come Fernando di smettere di credere in un sogno, in un amore, in una rinascita, se ogni volta che, toccando quel pallone che puntualmente gli rotola davanti, fa ripartire la sua storia e quella del calcio? Fernando Torres, El Niño che non vuole proprio crescere.

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