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Florenzi

Real Madrid-Roma 2-0. Al Bernabeu decidono Ronaldo e James Rodriguez, dopo un bel primo tempo e tante occasioni da gol sciupate. I Blancos passano ai quarti di Champions League, mentre ai giallorossi, eliminati, rimane solo la Serie A.

La Roma esce dalla Champions League senza perdere la testa o la dignità. Non è contento Spalletti, che dopo la partita ha fermamente espresso il suo dissenso alla teoria del “siamo soddisfatti” molto comune nell’era Garcia.

MENTALITA’ – Il processo di cambiamento della mentalità è appena iniziato, sembra dire tra le righe il tecnico di Certaldo, per niente contento del doppio confronto con il Real (complessivamente finito 4-0 per i blancos). Tolto il fatto che per 60 minuti i giallorossi hanno giocato un buon calcio e prodotto svariate e clamorose occasioni da gol, ingloriosamente sciupate dai vari Dzeko, Salah & co, non gli si può che dare ragione. I ko pesanti e indecorosi contro Bayern Monaco l’anno scorso e Barcellona quest’anno hanno ridimensionato anche negli atteggiamenti il mondo Roma, giocatori su tutti, che in varie interviste hanno in realtà respinto più volte quest’ipotesi. La verità è che non è così: sono stati propri quei risultati i padri del pensiero di ieri sera “Ma in fondo il Real è sempre il Real, siamo soddisfatti lo stesso”.

DA MANGIARSI LE MANI – La partita è stata decisa da un momento preciso, ovvero quando entrambe le squadre si sono sbilanciate creando occasioni da gol nitide. Chi avesse segnato per primo avrebbe vinto la partita. A farlo è stato Cristiano Ronaldo, che ha concretizzato un guizzo in area, cosa che invece non hanno fatto gli attaccanti della Roma. Salah il migliore per quantità e qualità della squadra giallorossa, anche se gli errori davanti alla porta sono troppo eclatanti. Dzeko anonimo, un fantasma che si aggira sul campo senza incidere. El Shaarawy, lavoro di sostanza ma in penombra. Perotti lottatore ma spesso poco lucido. Nel secondo tempo Pjanic esce per infortunio (al suo posto Vainqueur) e il centrocampo, già orfano di Nainggolan, diventa più massiccio ma meno creativo. La Roma perde così qualità e capacità di innescare l’azione, si contrae dopo le tante occasioni sciupate e, alla fine, prende l’inevitabile gol. Se non segni non si vince, recita uno dei più famosi e banali brocardi calcistici. Anzi, si perde. Aggiungiamo noi. Il gol di Rodriguez dà il definitivo colpo del ko, ma il passivo ad un certo punto rischia di essere maggiore, rievocando i fantasmi di Manchester e compagnia cantante. La Roma però si scuote e contiene il risultato, che comunque non soddisfa il tecnico ma lascia fiduciosi per i prossimi impegni di campionato.

POCO GALATTICI – Questo Real non era galactico, Zidane non è (ancora) bravo da allenatore quanto lo è stato da calciatore. La mano tattica nelle merengues si vede poco. In attacco c’è l’anarchia più totale, giocano tutti da soli se non c’è Modric ad accompagnare l’azione, l’unico che sa cosa voglia dire “gioco corale”. Le qualità dei solisti però fanno sì che la produzione offensiva sia comunque copiosa ma il Real non è la prima candidata a vincere la Champions League. Se vuole arrivare in fondo allora Zidane dovrà lavorare tanto. Perché le palle gol “mangiate” dagli attaccanti giallorossi, fossero capitate sui piedi di Messi, Neymar, Suarez, Lewandowski o Muller, avrebbero avuto un esito ben diverso.

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