Il Borussia Dortmund di Klopp

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Se vivi in Vestfalia settentrionale a due passi dal bacino minerario della Ruhr, cuore pulsante dell’industria pesante tedesca, un posto dove il sole quando c’è fa notizia, mentre il freddo è il compagno di viaggio di tutti, non è che ci siano tantissimi motivi per divertirsi. Ma se vivi a Dortmund e dintorni, pur essendo in piena Vestfalia settentrionale, un divertimento che scalda il cuore c’è. E’ il Borussia Dortmund. Sarà forse questa la spiegazione che si cela dietro l’incredibile passione e calore della tifoseria giallonera. Una passione che, negli ultimi anni, è tornata ad accendersi pesantemente dopo un periodo buio del BVB coinciso con la retrocessione in seconda divisione. Il merito è tutto, o quasi, di un signore che tutti noi conosciamo e che sarebbe riduttivo definire un semplice allenatore. Quel signore si chiama Jurgen Klopp.

Jurgen Klopp
Jurgen Klopp

Quando approdò sulla panchina del Borussia nell’estate del 2008, Klopp non era esattamente preceduto dalla fama di mago del pallone alemanno. Anzi, dalla sua aveva una storica qualificazione ai preliminari di Coppa Uefa alla guida del Mainz, squadra cui aveva legato tutta la sua breve ma intensa carriera di calciatore, seguita da un’altrettanto storica retrocessione in seconda divisione. A questo va aggiunto un passato da opinionista televisivo delle partite della nazionale tedesca dal 2005 al 2008. E quella sembrava la carriera cui sembrava destinato, come successo a tanti suoi illustri colleghi. Anche perché il buon Jurgen non si dimostrava certo timido di fronte alle telecamere, anzi appariva da subito un perfetto uomo mediatico, dotato di ottima competenza calcistica e delle doti comunicative per divulgarla. In ogni caso, non erano in tanti a pensare che Klopp potesse tornare ad allenare in Bundesliga e, soprattutto, che potesse ottenere dei risultati positivi. Per questo, quando il Dortmund lo chiamo in panchina ci fu un certo stupore generale, misto a uno scetticismo che gli atteggiamenti da showman di cui Klopp dava sfoggio in panchina, continuavano ad alimentare.

Eppure il tecnico dimostrò da subito di avere i numeri. Al primo anno centra il sesto posto, sfiorando l’approdo in Europa League ma cominciando a plasmare la sua macchina perfetta. Lancia in prima squadra giovani come Hummels, Subotic, Schmelzer, Sahin, affiancandoli a giocatori nel pieno della propria carriera come il portiere Weidenfeller, il capitano Kehl, l’esterno Blaszczykowski e il bomber paraguaiano Nelson Valdez. I gialloneri giocano un gran calcio ma pagano l’inesperienza fisiologica di una squadra giovane. Ma i giovani crescono sia in esperienza che in numero, nella stagione successiva infatti arrivano in prima squadra talenti cristallini come Bender in mezzo al campo, Grosskreutz sulle corsie e, soprattutto, un certo Mario Goetze. In più l’attacco viene puntellato con l’arrivo di Lucas Barrios che va a formare con Valdez un tandem tutto made in Paraguay. Il gioco di Klopp è sempre più spettacolare e il BVB chiude al quinto posto.

La città si stringe attorno alla squadra, il Westfalen Stadion (la denominazione Signal Iduna Park la lasciamo agli esperti di marketing) è sempre pieno, il suo settore più caldo, la Sud Tribune è tornata ad essere il muro giallo ammirato negli anni ’90. Ora però a Klopp si chiede di vincere qualcosa. E lui, Jurgen, risponde presente. Lo fa dando ancora più fiducia alla sua linea verde che farà impazzire l’Europa intera. Ai sopracitati ragazzini terribili si aggiungono il giapponese Kagawa e il terzino polacco Piszczek. Ah a proposito di polacchi, in Vestfalia ne arriva anche uno appena scartato dal Genoa, fa il centravanti, si chiama Robert Lewandowski, farà il vice Barrios. Si perchè Klopp sistema i suoi con un 4-2-3-1, il suo marchio di fabbrica. In porta c’è Weidenfeller. Subotic e Hummels sono i centrali, a destra c’è Piszczek e a sinistra Schmelzer. I mediani sono Sahin e Bender. Sulla trequarti agiscon Grosskreutz, Goetze e Kagawa, con Kuba pronto a subentrare. Il centravanti, come detto, è Barrios.

Robert Lewandowski
Robert Lewandowski

I gialloneri volano. Vederli giocare è una meraviglia, Hummels e Subotic creano un muro capace di bloccare le offensive avversarie ma anche di impostare dalle retrovie, Sahin è il metronomo pronto a servire i movimenti in velocità dei trequartisti. Il Dortmund gioca l’anti tiki-taka, con il sistema catalano condivide giocate di prima e pressing furibondo a tutto campo. Quello che cambia è la velocità, la palla scorre veloce in verticale, l’obiettivo è quello di arrivare da una parte all’altra del campo nel modo più rapido possibile, attaccando la profondità in modo forsennato. Il risultato è una macchina da gol che torna a vincere la Bundesliga dopo nove anni di astinenza, rifilando sette punti al Bayer Leverkusen e addirittura dieci al Bayern Monaco. La città impazzisce, il mondo calcistico inizia a seguire il miracolo giallonero. I tecnici studiano il modo innovativo di giocare di Klopp, i grandi club preparano milioni e milioni per portare via da Dortmund lui e i suoi talenti. Ma a fine stagione l’unico sacrificato è Sahin, ceduto al Real Madrid. Gli altri big restano tutti, anzi a loro si aggiungono Gundogan (allora sconosciuto) chiamato a sostituire proprio il turco e un altro giovane croato, Perisic. L’ossatura rimane la stessa, con l’unica eccezione di Gundogan in cabina di regia. All’improvviso però Barrios si infortuna gravemente, Klopp non ha dubbi, fiducia a Lewandowski. Fiducia che il polacco ripaga a suon di gol, saranno 22 in Bundesliga, addirittura 33 totali. Il modo di giocare della banda giallonera non cambia, ma migliora grazie a un terminale offensivo mostruoso. La Bundesliga è un lunghissimo testa a testa tra il Borussia e il Bayern Monaco, alla fine gli uomini di Klopp la spuntano anche e soprattutto grazie alle due vittorie nei due scontri diretti, entrambe per 1-0. Con gol di Goetze a Monaco e di Lewandowski a Dortmund. Ma la manifestazione di superiorità del BVB arriva nella finale di coppa di Germania, quando il Bayern viene triturato per 5-2 all’Olimpico di Berlino. E’ il terzo titolo in due anni per Goetze e compagni, due campionati e una coppa nazionale. Qualcosa di impensabile qualche anno prima.

“Abbiamo una freccia e un arco. Se miriamo bene, possiamo centrare il bersaglio. Il problema è che noi abbiamo un arco e il Bayern un bazooka, quindi hanno molte più probabilità di noi di centrare il bersaglio. Detto questo, anche Robin Hood ha avuto un discreto successo…”- Jurgen Klopp

L’anno successivo il ciclo di vittorie finisce, nonostante quell’annata 2012-2013 sia stata, forse, la migliore della storia del Borussia Dortmund, purtroppo però è stata una delle migliori anche di un Bayern Monaco stellare in Germania e in Europa. Nella rosa di Klopp c’era stato un fondamentale cambiamento, Kagawa era stato ceduto al Manchester United e per sostituirlo il tecnico delle meraviglie non aveva puntato su un grande nome bensì su un grande talento del vivaio, Marco Reus. La squadra si esprime sui consueti livelli, con una manovra forse ancor più imprevedibile grazie all’innesto del giovane campioncino. Il Bayern però è semplicemente troppo forte e vince la Bundesliga con ben 25 punti in più dei gialloneri. Il vero miracolo però Klopp lo fa in Champions. Dopo aver superato un girone mostruoso con Real Madrid, Manchester City e Ajax, agli ottavi il Borussia fa fuori agevolmente lo Shaktar Donetsk. I quarti col Malaga invece sono un thriller. Dopo la 0-0 in Spagna, a Dortmund il BVB al 90′ è sotto 2-1 ma al 91′ Reus riaccende la speranza prima che all’ultimo secondo, Felipe Santana, faccia esplodere il Westfalen Stadion regalando in mischia il gol qualificazione. Proprio a Dortmund, i gialloneri asfaltano il Real Madrid per 4-1 con un poker di Lewandowski che rende indolore la sconfitta per 2-0 al ritorno. La banda di ragazzini terribili di Klopp è in finale di Champions League. L’avversario, manco a dirlo, è il Bayern. E’ un gol di Robben all’89’ a portare la coppa dalle grandi orecchie in Baviera. Una sconfitta che segna l’inizio della fine dell’era Klopp ma che ha lasciato nei cuori di chi ha visto quella squadra nascere, crescere, vincere e sfiorare un’impresa storica, la sensazione di aver assistito a qualcosa di leggendario. Al Borussia Dortmund di Jurgen Klopp.