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Lo stadio ‘Giuseppe Sinigaglia’ di Como vedrà intitolarsi lo spiazzo antistante alla memoria di Stefano Borgonovo, che proprio con la società lariana mosse i primi passi della carriera dapprima nelle giovanili e poi direttamente in Serie A (Como-Ascoli del 1981/1982). L’evento avverrà tra poco meno di una settimana, il prossimo 17 marzo, in occasione del compleanno dello stesso Borgonovo che avrebbe compiuto 52 anni. A sollecitare la bella iniziativa sono stati gli stessi tifosi del Como, come ricorda Chantal, la moglie di Borgonovo e madre dei suoi 4 figli, che presiede la Fondazione Stefano Borgonovo, sorta nel 2008 per ottenere fondi nella ricerca contro la Sla, la famigerata malattia che nel giugno 2013 portò via l’ex giocatore di Fiorentina e Milan.

LARGO BORGONOVO – La signora Borgonovo ha affermato: “Il 17 marzo sarà una bella festa, ci saranno i sostenitori del Como ai quali va il mio ringraziamento, ed i bambini della scuola calcio di Giussano, il paese natale di Stefano. L’affetto da parte di tutti nei suoi confronti c’è sempre ed è forte e questo è un momento molto importante per me e per la mia famiglia, un ricordo per i miei figli e nipoti. D’altronde lo sport ha come compito principale quello di formare i più giovani, ed è giusto che loro sappiano chi è stato Borgonovo. Lui era il mio eroe, ha dimostrato ciò che era più nella malattia che quando giocava”. La piazza attigua al ‘Sinigaglia’ si chiamerà “Largo Stefano Borgonovo”, e sul piano oggettivo la cosa colpisce in quanto è inusuale che ad un calciatore venga intitolata una zona cittadina diversa da un impianto sportivo.

LA MALATTIA DEI CALCIATORI – Chantal Borgonovo parla anche dei momenti in cui si manifestò la malattia del marito: “Ci vollero due anni ed anche più per metabolizzare il tutto, poi io e lui abbiamo cominciato a gestire la cosa, imparando a convicerci senza che gli eventi ci travolgessero. Anche per questo motivo nel 2008 è sorta la Fondazione il cui scopo è quello di fare luce su questo brutto male”. La ricerca attualmente si sta concentrando sul rapporto che intercorre tra l’attività calcistica agonistica ed i disturbi neurodegenerativi, in quanto la Sla è spesso detta “la malattia dei calciatori” per l’alto numero percentuale di casi riscontrati in atleti anche pochi anni dopo aver concluso la propria carriera.

STEFANO UN EROE – “E’ qui in Italia che abbiamo cominciato a porci delle domande – prosegue Chantal – 15 anni fa il più forte giocatore della Malesia è morto proprio di Sla, che noi chiamavamo “la stronza”, ma nessuno disse nulla al tempo perché di questa malattia non se ne parlava affatto. I dubbi che una relazione tra calcio e Sla ci sia esistono. Se oggi si parla della Sclerosi laterale amiotrofica è grazie a Borgonovo, e passi in avanti ne sono stati fatti. Con mio marito sono stati 8 anni difficili, ma anche belli, che ci hanno insegnato molte cose”.

 

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