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Pubblico delle grandi occasioni in quel di Praga, atmosfera calda, un accesso ai quarti di finale in gioco…e i soliti “quindici minuti” della Lazio. Le statistiche difficilmente mentono e, a confermare il dato che sottolinea l’enorme quantità di reti subite dai biancocelesti nel primo quarto d’ora di match, ci pensa Martin Frydek. Su assist del capitano Lafata il numero 14 supera Marchetti con un grandissimo destro a giro che si deposita sotto la traversa. Meriti dell’avversario? Tanti. Errori in difesa? Enormi, specialmente quello di Bisevac che “passeggiando” lascia andare il trequartista granata indisturbato verso la porta laziale.

Ed ecco quindi i capitolini all’ennesima sfida in rimonta, costretti però stavolta ad avere sulle spalle il peso di un’importantissima qualificazione e non dei “semplici” 3 punti. A differenza di altre occasioni però la verve degli uomini di Pioli, nel riprendere in mano le redini del gioco, è sembrata diversa, cattiveria ed esplosività dettati dai due esterni scelti dal tecnico: Keita e Candreva. Smaltita la squalifica rimediata contro il Rosenborg e sostenuto da gran parte dei tifosi, il giovane classe ’95 ha provato a dimostrare in tutti i modi di meritare ben più di qualche entrata da sostituto, poi rivelatesi quasi sempre decisive ai fini del risultato. Stavolta il numero 14 ha cercato di mantenere alto il ritmo di gioco dei suoi compagni per oltre 50′ minuti, aggiungendo a tutto ciò una dose di tecnica e spettacolo che non fa mai male. Poi lo spostamento a punta centrale, ruolo in cui il tecnico confida moltissimo, ha spento in parte la sua “luce” soprattutto in un momento in cui i ritmi di gara si erano improvvisamente abbassati. Candreva ha risposto a critiche e voci di mercato con la solita prestazione rabbiosa, stavolta però senza l’aggiunta di egoismo che aveva fatto storcere il naso ai compagni in più di qualche occasione. Contro lo Sparta Praga infatti l’ex Cesena ha concluso la gara con l’85% di passaggi riusciti, coprendo numerose zone di campo, seppur il cross rimanga ancora il suo tallone d’Achille (solo 1 su 7 portato a termine). La traversa colpita nel secondo tempo poi conferma ancor di più la voglia di riscatto di un giocatore troppo fondamentale nelle dinamiche di gioco biancocelesti da esser isolato.

Ad amalgamare la buona prestazione della Lazio, non a caso, ci ha pensato Biglia, sempre più uno dei centrocampisti più completi nel panorama europeo. Il vero top-player da tenere in estate per Lotito infatti è proprio l’argentino, sulle cui spalle pesa almeno il 50% di ogni prestazione dei suoi e che anche in terra ceca ha portato a casa numeri importantissimi. 90% di passaggi portati a termine, 6 cross su 8 riusciti e soprattutto 4 azioni chiave scaturite dai piedi dell’ex-Anderlecht. Più di così il capitano capitolino non può proprio fare ed è l’unico vero punto fisso di una formazione che vive di prestazioni altalenanti: nel match di ritorno le chances di conquista dei quarti passeranno nuovamente, ed inevitabilmente, dai suoi piedi. Vedendo anche la formazione schierata nella serata di ieri sembra quindi chiaro come le attenzioni di Pioli, e non solo, siano ormai rivolte quasi tutte al cammino europeo. La Lazio ha tutti i motivi per concentrarsi sulla competizione continentale ovviamente per salvare una stagione altrimenti deludente, ma soprattutto perché (così come analizzato alla vigilia del match) gli uomini allenati da Scasny hanno tutte le carte in regola per realizzare il colpaccio all’Olimpico, disponendo di un reparto offensivo tutt’altro che inerme. Fra infortuni senza fine e rischio di giocare il ritorno a porte chiuse, le insidie per l’unica italiana ancora in corsa per l’Europa League si nascondono dietro l’angolo.

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