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Robert Lewandowski segna gol a grappoli da sempre e siamo abituati a sentirne parlare per le mirabolanti imprese sportive, come quando nello scorso mese di settembre durante la partita di campionato contro il Wolfsburg entrò dalla panchina segnando ben 5 reti in 9 minuti, ribaltando le sorti del match che il suo Bayern stava perdendo contro il Wolfsburg. Ma il centravanti polacco ha avuto modo di svelare al pubblico altre sue imprese, compiute anche al di fuori del campo, e lo ha fatto in occasione della presentazione della sua autobiografia ufficiale dal titolo semplice quanto d’impatto: “Robert Lewandowski – la mia vera storia”, da poche ore già disponibile nelle librerie di diversi Paesi.

ZERO IN CONDOTTA – Lewandowski in particolare si diverte a ricordare un episodio della sua giovinezza, oltre a puntualizzare come non fosse certo uno studente modello, sia dal punto di vista della voglia di applicarsi che da quello disciplinare: “Ricordo che a scuola un professore mi mise un brutto voto, cosa che dal mio punto di vista era totalmente ingiusta ed immeritata. Reagii tirandogli un banco addosso”.

PIU’ VELOCE DELLA LUCE – Lewandowski svela poi l’episodio “incriminato”: “Direi che forse il guaio più grosso che ho combinato prima di compiere i fatidici 18 anni fu quando presi di nascosto la macchina dei miei per sfrecciare in autostrada e farmi inseguire dalla polizia provando a seminarla. Ovviamente adesso mi rendo conto che si trattava di un comportamento del tutto sbagliato, ma quando sei ragazzo hai la spensieratezza che da adulto perdi e che non ti fa percepire cosa sia il giusto da quello che non lo è. Questa è una bravata che ho compiuto diverse volte…comunque nel tempo libero, appena possibile, vado nella pista più vicina per sfogare la mia voglia di velocità. Il mio record personale ad oggi è di 320 km/h, è una adrenalina quasi innata che devo soddisfare”.

 

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