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Olivares

La passione vince le apparenze, cancella il passato e regala al calciatore un tempo famoso impagabili scampoli di calcio e di divertimento. La terza categoria, per Davide Olivares, ex centrocampista di Bologna, Lazio e Bari, vale la serie A, conquistata e vissuta da onesto protagonista. Una carriera in salita, resa in fida dalla squalifica per doping, accettata senza colpo ferire. Ha pagato ed è tornato, senza clamore, lontano dai riflettori, spinto dall’amore di sempre che può trovare sfogo anche attraverso l’erba spelacchiata di un campo di periferia. Il segreto della nuova giovinezza, a quarantacinque anni suonati, stazionava proprio lì, ad Abbiategrasso e cioè a due passi da casa. L’esordio la scorsa settimana, a gara in corso: ingresso con gol, per brindare al nuovo inizio:

“Ma devo riprendere un minimo di forma, perché puoi anche aver giocato in Serie A, ma se gli altri vanno al doppio, la palla non la vedi…”, confessa alla gazzetta dello sport. Poi prosegue: “I compagni mi trattano come uno di loro. Certo, sono curiosi: mi chiedono continuamente aneddoti sui fuoriclasse che ho incrociato nella mia carriera. Gente come Cassano (“Il più grande talento con cui abbia giocato”), Di Canio (“Un uomo straordinario”), e Ulivieri (“L’unico del mondo del calcio che sento ancora”).  Pochi amici, soprattutto nel momento del bisogno, coinciso con quella squalifica che ancora fa male: “”Purtroppo il mondo del calcio è anche questo. Soldi facili, compagnie sbagliate, fragilità, errori”. Ciò che conta è sapersi rialzare, trovare la forza e lo spirito per ripartire: “Alleno anche i bambini e andrò avanti a giocare per anni”. Gli errori, se riconosciuti, arricchiscono il bagaglio d’esperienza già acquisito, aiutano a riflettere, offrono la possibilità di un miglioramento morale, pienamente maturato in Davide Olivares: “Perché quando fai gol, quello che ti sale dentro è uguale in A e in Terza categoria”.

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