Mandzukic: “Ciò che importa è essere degno della Juventus”

Claudio Cafarelli
12/03/2016

Mandzukic: “Ciò che importa è essere degno della Juventus”

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Possiamo ribattezzarlo il Mandzukic-pensiero o semplicemente considerarlo come l’ennesima conferma dello status da leader che l’attaccante croato ha conquistato già nella sua prima stagione in Italia. Il numero 17 della Juventus continua ad offrire prestazioni da vero combattente, un sacrificio ben ripagato che ha permesso alla Juventus di issarsi fino alla testa della classifica e battere record su record grazie ad un’impressionante striscia di risultati positivi. Anche ieri il contributo del croato è stato fondamentale per le sorti della squadra, lavoro sporco a tutto campo, rientri in difesa ad aiutare i compagni di squadra e tanta personalità al servizio dei compagni per superare senza pericoli l’ennesimo ostacolo. Dopo aver citato Magic Johnson: “Non chiederti cosa possono fare i compagni per te, chiediti cosa tu puoi fare per i compagni”, Mario Mandzukic, al termine della sfida vinta ieri contro il Sassuolo, ha lasciato un altro messaggio significativo sul suo profilo ufficiale di Instagram. Riflessioni che testimoniano la forza mentale e l’esperienza dell’attaccante ex Bayern Monaco: “Il calcio è un gioco collettivo dove vince la squadra, non l’individuo. Finché la mia squadra vince, vinco anche io, al di là del punteggio – che difenda o attacchi – ciò che importa è essere degno della mia squadra

Un collage di foto con un’esultanza di gruppo, un messaggio chiaro ai tifosi ma soprattutto agli avversari e l’ennesima conferma della bontà dell’acquisto voluto a tutti i costi da Massimiliano Allegri. Catalizzatore di tutta la manovra offensiva dei bianconeri, fondamentale fino a fine gennaio quando un infortunio lo ha tenuto fermo per quattro settimane, ora Mario Mandzukic sembra ritornato sui livelli di fine anno quando la sua presenza era fondamentale per le fortune della Juventus. Basti pensare che, prima dell’infortunio, la percentuale di vittoria dei bianconeri con il croato in campo era del 73%, mentre in caso di assenza il dato scendeva fino al 56% (ne abbiamo parlato qui).