Spalletti: “Domani gioca Dzeko”

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Luciano Spalletti, allenatore della Roma, è intervenuto in conferenza stampa alla vigilia del match con l’Udinese. Ecco tutte le sue dichiarazioni:

DZEKO – “Dal mio punto di vista è semplice: mi aspetto sotto l’aspetto degli sguardi, dell’attesa in funzione di questa partita, che lui venga a pregarmi per riavere la maglia. Le motivazioni le deve avere, gliele avete date voi, per quello che è stato scritto di lui non devo metterci altro. Posso fargli il regalo di dargli la maglia, sono convinto che attraverso la forza che ha, farà vedere le sue qualità. Saprà sicuramente reagire”.

STROOTMAN – “È un processo che sta andando avanti, migliora tutti i giorni. Non so dire se domani o la prossima partita, però è nelle condizioni di poter essere usato. Vanno valutati i tempi, però i modi son pronti”.

FALLI – “Sono dati importanti, attraverso la ricerca delle palle riconquistate c’è più rischio di commettere fallo. È una conseguenza naturale, accettata positivamente. Le palle perse vanno diminuite, è stato il tema della partita del Bernabeu. Noi andiamo a riprendere le palle all’avversario, se non siamo bravi a mordere non le portiamo a casa, mentre agli altri gliele diamo, non va bene. Bisogna migliorare ed essere più cattivi, far sudare di più la riconquista”.

GESTIONE TOTTI – “Non ci impegno neanche tempo. Qui devi spiegare sempre tutto, non fai in tempo. Con Zeman era successo che ci eravamo sentiti per telefono, poi ci sono molte persone che guardano alla situazione, perché sono interessati, ognuno la può pensare come vuole, può dire quello che vuole. Non rispondo a tutti. Penso che dalla mia posizione si possano avere capacità di valutazioni superiori, sotto l’aspetto della gestione calcistica di questo momento di Francesco. Non va fatta confusione con altri tipi di gestione che non mi riguardano”.

PALLOTTA – “Bisogna che torni a ripetere quello che ho detto prima, il futuro è adesso. Dobbiamo fare questi 10 risultati nella maniera corretta, bisogna impegnarsi e avere una corretta visione del modo di lavorare di questi due mesi. Può cambiare molto, tutto il resto viene fatto in maniera susseguente, viene lavorato, analizzato in conseguenza dei risultati. Lui è venuto, ci ha rifatto vedere quello che ho già detto in precedenza, il suo entusiasmo, la sua voglia di fare, di portare a casa obiettivi. Penso che non possa fare altro, se non trasferirci la sua voglia di fare. Per altre cose, per quanto mi riguarda non volevo altro, non mi aspetto altro”.

MODULO O AVVERSARIO – “La prima attenzione la facciamo sempre a noi stessi, a quello che deve essere il nostro marchio, il nostro timbro. Si pensa a mettere in campo una forza che gestisca la partita e porti a casa il risultato, oltre a qualche qualità che l’avversario fa vedere di riconoscere bene. Attraverso la ripetitività c’è bisogno di porre attenzione, altrimenti si va per la nostra strada”.

REAL MADRID -“Il mio discorso era che doveva essere più forte il dispiacere del non risultato che la consolazione dei complimenti che ci avrebbero fatto. La squadra, in un secondo momento, va portata in superficie per quello che ha fatto di buono, la squadra ha fatto accadere delle cose, ma questo deve avvenire in un secondo momento. In un primo momento non bisogna passare da quel discorso, è quell’interpretazione di cui avevo paura prima. Quella era la scorciatoia per arrivare, e poi il fatto di spaccare o non spaccare mi piace poco, la spaccate voi quando dite che questo non deve più giocare. I calciatori, nel tentativo di fare le cose, a volte sbagliano. Penso a un discorso mentale, l’evidenza ha detto che quando fai queste occasioni e non le porti a casa è segno che non sei così cattivo da dire di sfruttarle. Sembra di dover puntare il dito su chi ha sbagliato. Alcuni miei giocatori dicevano che più non si poteva fare, ma non chi ha sbagliato le occasioni. Sembra quasi che si vuole trovare il colpevole della partita non portata a casa. Abbiamo preso dei gol evitabili, il centrocampo deve dare un aiuto, deve soffocare la loro ripartenza. Questo fatto involontario di fare i complimenti per le occasioni avute è un dare colpe a chi le ha sbagliate, è un sollevarsi. Magari preparando meglio l’azione si faceva gol, non mi piaceva questo tipo di reazione. Si va su quello che deve essere il dispiacere dell’occasione persa, ora è tutto più faticoso ritrovare quelle partite, se la possibilità fosse di rigiocarla ora sarebbe tutta un’altra cosa, ma bisognava riuscire a non avere prima quel dubbio. Quando ci sono capitate le occasioni sembravamo non pronti, non spacco niente. Ora si riportano in superficie queste occasioni e si ridà la maglia a Dzeko, me l’avete preparata voi la reazione. Dzeko gioca”.