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Leandro Paredes e sullo sfondo Marco Giampaolo, il tecnico che l'ha inventato regista ad Empoli. 25 presenze e due gol per il giovane argentino di proprietà della Roma
Leandro Paredes e sullo sfondo Marco Giampaolo, il tecnico che l'ha inventato regista ad Empoli. 25 presenze e due gol per il giovane argentino di proprietà della Roma
Leandro Paredes e sullo sfondo Marco Giampaolo, il tecnico che l’ha inventato regista ad Empoli. 25 presenze e due gol per il giovane argentino di proprietà della Roma.

Dimmi come giochi e ti dirò chi sei. Si potrebbe spiegare così l’evoluzione calcistica di Leandro Paredes, argentino classe ’94 di proprietà della Roma e in prestito all’Empoli, trasformato regista da Marco Giampaolo che ne ha fatto il fulcro centrale della squadra toscana, per mesi tra le sorprese più liete del nostro campionato.

Piedi buoni e tecnica sopraffina degna dei migliori “Diez” della storia del calcio argentino, Paredes ha mosso i primi passi nel ruolo di trequartista, seppur atipico, vista la predilezione ad abbassare la propria posizione per giocare il più possibile la palla. Tanta qualità, pochi gol, fin dagli esordi sulle orme di Riquelme, forse l’espressione più riuscita del più classico dei fantasisti argentini: anarchia allo stato puro, passo cadenzato e tipica indolenza sudamericana nei ripiegamenti difensivi. Impossibile adattarsi al calcio europeo, soprattutto se italiano, mantenendo queste caratteristiche, come dimostra ampiamente il fallimento dell’esperienza in Spagna del Mudo. Ma si sa, quando si è giovani, un idolo è pur sempre tale e si fa fatica ad ammetterne i difetti; l’importante è rendersene conto e correggersi in tempo utile, anche a costo di arretrare il proprio raggio d’azione e reinventarsi regista davanti alla difesa, volante (per restare in tema) in un centrocampo a rombo.

Paredes sostituisce il suo idolo Juan Roman Riquelme ai tempi del Boca Juniors.
Paredes sostituisce il suo idolo Juan Roman Riquelme ai tempi del Boca Juniors.

Paredes rappresenta oggi un caso unico nel suo genere, destinato a fare scuola in un futuro molto più prossimo di ciò che si potrebbe pensare. La sua non è soltanto un’avventura, ma piuttosto un’investitura, essendo probabilmente il prototipo del regista moderno, ultimo esempio in ordine di tempo di giocatori che hanno trovato la loro consacrazione in uno dei ruoli più delicati, quello appunto di primo ispiratore della manovra offensiva. Vederlo giocare ricorda Esteban Cambiasso, di cui ancora non possiede la capacità di inserimento e la grande intelligenza tattica, rispetto al quale però mostra certamente qualità tecniche superiori. Anche il Cuchu nacque infatti come centrocampista offensivo, salvo poi imporsi come vertice basso di un rombo o mediano davanti alla difesa con compiti prettamente difensivi. A 21 anni, Paredes promette di fare ancora meglio rispetto al suo celebre connazionale, guarda caso anche lui evolutosi calcisticamente in Italia, a patto di migliorare aspetti e situazioni in cui emerge ancora la sua scarsa abitudine al nuovo ruolo (svolto per la prima volta a fine novembre scorso nel match contro la Fiorentina), esattamente quello che sembra essere nelle sue corde da sempre per via della naturalezza e tranquillità con le quali si è calato nelle parte una volta chiamato in causa.

In questo senso, il volante del futuro è diverso dai predecessori (Mascherano, Biglia e appunto Cambiasso) perché capace soprattutto di costruire gioco, piuttosto che di sporcare le traiettorie avversarie e proteggere la difesa. Molto dotato anche sotto l’aspetto tattico, Paredes sembra avere gli occhi anche dietro la testa e fa quasi sempre la scelta giusta (83% di precisione media nei passaggi), tocca il pallone spesso di prima e cerca di non rallentare il possesso, andando incontro ai centrali difensivi e cercando la miglior posizione possibile in cui proporsi per ricevere palla. Inutile il tentativo di piazzargli addosso il trequartista avversario (come fatto da Montella con Cassano, accorgimento tattico che in Italia si vede ormai su tutti i campi), visto che l’argentino sa come aggirare gli ostacoli e variare tempo e ritmo delle sue giocate (18 metri di percorrenza media nei passaggi). Concentrato e diligente anche in fase di non possesso (54% di duelli vinti a metà campo), deve imparare a non strafare palla al piede e diventare ancora più essenziale (un suo stop sbagliato in area di rigore stava per favorire Quagliarella, abile a mettergli pressione), ma soprattutto a scrollarsi di dosso l’indolenza che ne caratterizza i ripiegamenti difensivi. Come tutti i trequartisti, anche Paredes infatti non fa certo del dinamismo la sua caratteristica principale e, una volta saltato, fa fatica a correre all’indietro; indispensabile avere al fianco mezzali moderne, come il polacco Zielinski, capaci di rincorrere gli avversari lanciati verso l’area di rigore, in grado così di ricompattare la squadra.

Dopo l’anno di apprendistato in Toscana, Paredes farà verosimilmente ritorno a Roma, dove troverà ad accoglierlo un tecnico come Luciano Spalletti, profondamente diverso da Rudi Garcia, che la scorsa stagione l’aveva impiegato solo in 13 occasioni e per lo più da interno nel centrocampo a 3. Ma a godere della sua evoluzione potrebbe essere in fondo anche lo stesso club giallorosso che credeva di aver preso un trequartista, salvo poi scoprire pregi e difetti di uno dei futuri crack del calcio mondiale.

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