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Share in picchiata, come se i dati finora fatti registrare fossero positivi. Questa la parabola di Mediaset Premium. La televisione a pagamento di proprietà della famiglia Berlusconi non se la passa bene e, forse, nel Consiglio d’Amministrazione dell’azienda di Cologno Monzese in molti rimpiangono la decisione di strappare a tutti i costi l’esclusiva dei diritti tv della Champions League fino al 2018.

AUDITEL PREMIUM Questi i dati relativi allo share della partita Bayern Monaco-Juventus trasmessa ieri sera sui canali Mediaset Premium: appena un 5.72% per un totale di circa di 1 milione e 571mila spettatori. Numeri che fanno riflettere non poco soprattutto alla luce di quanto registrato lo scorso anno, vigente il duopolio di Sky, quando Juventus-Borussia Dortmund, sempre in occasione degli ottavi di finale, fece registrare un 4.84% (1 milione e 402mila spettatori); così come nei quarti contro il Monaco lo share si attestò intorno al 5.10% ( 1 milione e 438mila spettatori). Cifre alla mano qualcosa sembra non tornare, tant’è che subito il pensiero di molti è volato ai cosiddetti “pirati del web”, ovvero coloro che riescono a intercettare le trasmissioni abusive delle partite online. Un fenomeno che, ad onor del vero, non colpisce solo la Champions League e in particolare Premium, tutt’altro, visto che vengono decriptate anche i campionati e le altre emittenti italiane e non.

Il giornalista e scrittore Gianfrancesco Turano su espresso.repubblica.it avrebbe anticipato la rappresaglia con conseguente multa di 30mila € nel caso si venisse scoperti a vedere la messa in onda del canale su siti pirata: “Non è chiaro se debba pagare il fornitore di Internet o, come è più probabile, il computer di chi ha guardato la partita in modalità portoghese”. Un vero e proprio problema che sposa in pieno il diritto del mondo del web per il quale non esistono limiti, a differenza di quello che il concetto sostanziale della giurisprudenza per cui esso è legato ai confini materiali dello stato in cui si risiede. Difficile poi spiegare quale potrebbe essere l’atteggiamento riguardo ai sistemi P2P, software utilizzati da utenti (sul medesimo piano) per mettere in comunione dati e, in questo caso, la galassia delle trasmissioni televisive.

 

Stefano Mastini

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