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0-3 all’Olimpico e Lazio eliminata dall’Europa League. Senad Lulic ha analizzato la partita e non ha usato mezzi termini per raccontare la prestazione della sua squadra: “Non ho parole per spiegare questa sconfitta, volevamo essere l’unica squadra italiana in Europa. Abbiamo sbagliato tutto, errori incredibili dietro e davanti. 13 gol subiti nei primi 15′ non sono un caso. Abbiamo sottovalutato l’avversario. Fatto 1-1 lì, abbiamo pensato che in casa avremmo fatto 2-3 gol. Abbiamo sbagliato tutto anche mentalmente”.

Il calciatore laziale sprona i suoi e chiede a tutti il massimo per riscattare questo clamoroso passo falso: “Chiedo impegno, in campo scendiamo in 11 e il modulo non conta. Dobbiamo avere fame e voglia di lottare insieme, giocare da squadra. Stasera non l’abbiamo fatto. È una cosa gravissima. Se pensiamo che ognuno gioca per sé è una cosa gravissima. Quando si scende in campo bisogna essere squadra. È il nostro obiettivo. Se un giocatore non corre hai già perso. Dobbiamo cercare di fare il campionato più positivo che possiamo”.

Pesantissimo lo sfogo finale di Senad Lulic che ammette le difficoltà di una squadra che dopo un anno sembra sempre più disunita: “Non siamo una squadra neanche quando perdiamo. Qualcuno ha preso fischi, altri sono andati nello spogliatoio. Oggi lo Sparta ha fatto la partita perfetta. Si sono messi dietro e hanno sfruttato i nostri errori. Questo è quello che è successo. All’andata avevamo fatto abbastanza bene e oggi abbiamo buttato via quel piccolo vantaggio. Una cosa inaccettabile. Ho rivisto i gol che abbiamo preso: una cosa incredibile. Forse abbiamo pensato di aver già passato il turno. E questo non è possibile, veramente. Abbiamo perso una partita a cui tenevamo tantissimo”.

Anche il centrocampista Biglia non si nasconde e ci mette la faccia: “E’ una vergogna quello che abbiamo fatto. Una vergogna. Una vera vergogna. Speriamo che questa serata possa servire come esperienza. Oggi dovevamo fare di più, basta. Ora proviamo a fare bene in campionato, che non è ancora finito. Per me non c’è altro da dire”.

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