Lo Sparta Praga come il Bayer Leverkusen: doppio fallimento per la Lazio

Lo Sparta Praga come il Bayer Leverkusen: doppio fallimento per la Lazio

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“Fra infortuni senza fine e rischio di giocare il ritorno a porte chiuse, le insidie per l’unica italiana ancora in corsa per l’Europa League si nascondono dietro l’angolo”. A margine del match d’andata fra Lazio e Sparta Praga  queste erano state le parole che anticipano la sfida dell’Olimpico fra le due formazioni, non a caso. Il risultato “positivo” ottenuto in Repubblica Ceca aveva orientato l’opinione generale verso un fervente ottimismo per due principali ragioni: la prima riguardava il valore, considerato erroneamente bassissimo della formazione di Scasny che invece risultava ancora imbattuta nella competizione (proprio come i capitolini). La seconda invece si basava sul fatto che ormai, come precisato anche da Pioli, la Lazio avesse soltanto un impegno, quello europeo, a cui pensare, indi per cui i giochi potevano risultare a quanto pare fatti. Ad aggiungersi a tutto ciò c’era anche il fattore “unica italiana in gioco” che avrebbe dovuto spingere con chissà quale tipo di motivazione i calciatori biancocelesti.

Alla rete di Dockal, giunta come sempre nei primi 15′ minuti, nessuno era rimasto sorpreso, viste le statistiche sempre più confermate sulle partenze della formazione italiana. Ciò che segue però rasenta l’immaginazione, andando a sfiorare la follia ed abbracciando appieno il concetto di fallimento. Analizzare tatticamente le motivazioni di una sconfitta come quella patita nella serata di ieri risulta piuttosto inutile e superfluo, perché basterebbe infatti andare a rileggere (o a rivedere) le analisi riguardanti la sfida fra Bayer Leverkusen e Lazio giocata in Germania: stesso risultato, stesse premesse, stesso fallimento, ma soprattutto la stessa sottovalutazione dell’avversario. Dopo la sfida d’andata vinta per il rotto della cuffia con una rete di Keita, Pioli e i suoi uomini si sono presentati in maniera imbarazzante alla BayArena, perdendo il match decisivo per dare un vero senso alla stagione e per fare il tanto declamato “salto di qualità”. Stavolta lo scenario differiva in pochi ed ininfluenti particolari, ma il “succo” non è cambiato.

Di mezzo cosa c’è stato fra questi due 0-3 così importanti? Nulla per l’appunto, specialmente durante la sessione di mercato invernale in cui, come da “tradizione”, Tare e compagnia hanno evitato di mettere mano ad un organico (a detta di Pioli) “difficilmente migliorabile”. Proprio in questo tipo di atteggiamenti risiedono le principali motivazioni della débacle europea. A margine della vittoria, piuttosto inutile, contro l’Atalanta il presidente Lotito si era fatto nuovamente avanti con un comunicato stampa ricco di elogi e speranza, salvo poi sparire nuovamente e tentare di metter mano alla situazione ponendo il tecnico sotto esame. Molte parole e poca concretezza ovviamente, fatto sta che il 2015/2016 della Lazio sembra giunto al termine, lasciando al futuro nuovamente il compito di ripartire da zero (o quasi) senza però un progetto ben definito. Di pari passo con ciò rimarrà ancor più inestricabile e irrisolvibile il rapporto fra tifoseria e società, giunto ai minimi storici, e proprio la reazione di un ambiente ormai stanco potrebbe essere la chiave di volta per cambiare la situazione, Lotito permettendo.

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