Nesta: “Quando ruppi tibia e perone a Gascoigne…”

Nesta: “Quando ruppi tibia e perone a Gascoigne…”

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Alessandro Nesta parla dell’episodio che lo vide coinvolto con Paul Gascoigne e della reazione del calciatore inglese dopo l’infortunio.

Alessandro Nesta, sin dalle sue origini come calciatore, è stato sempre considerato un atleta che faceva della correttezza un vanto e un punto di forza: rispettato e temuto, il difensore centrale ex Lazio e Milan cercava sempre di farsi sentire ma mai per far male all’avversario. Purtroppo, anche i più grandi sbagliano e a Nesta, ai tempi della sua avventura biancoceleste, capitò di infortunare gravemente Paul Gascoigne.

In una vecchia intervista Nesta parla proprio di questo particolare episodio “Quando ho causato l’infortunio di Paul Gascoigne avevo 14 anni , ero alle prime sessioni di allenamento con la prima squadra. Gascoigne era stato l’acquisto più costoso nella storia della Lazio e quel giorno stavamo lavorando a campo ridotto. Mi fece un paio di brutti falli ma io, essendo un giovane, non ho detto una parola ed ho continuato a giocare. Ad un certo punto l’ho visto correre e ho provato a fermarlo con un tackle un po’ troppo duro, e gli ho causato la frattura di tibia e perone . Si creò un caos enorme, c’erano tifosi e giornalisti, ma nessuno se la prese con me, e il primo a tirarmi su, vedendomi spaventato, fu il mister Dino Zoff. Paul, una volta tornato dall’intervento chirurgico alla gamba mi ha tranquillizzato dicendo che non era colpa mia e mi ha dato cinque paia di scarpe e un kit da pesca . Non ho idea del perché del gesto, ma era proprio da lui”.

L’ex difensore della Nazionale italiana rimanda al mittente le accuse di chi lo considera un traditore per aver abbandonato la causa laziale: “Ho passato tutta la mia infanzia pensando solo al calcio , subito dopo la scuola mi precipitavo in cortile a giocare a calcio finché non faceva buio. Poi , quando avevo 7 anni, mio padre mi ha iscritto nella squadra del mio quartiere, Cinecittà , che era affiliato alla Roma.  Dopo pochi mesi, alcuni osservatori giallorossi mi hanno notato e hanno chiesto a mio di giocare per loro, ma papà , tifosissimo della Lazio, rifiutò e dopo qualche mese sono finito alla Lazio, rendendolo felicissimo. Il mio trasferimento al Milan è stato molto strano, era l’ultimo giorno del periodo di trasferimento e avevo frequentato allenamento mattutino a Formello, a un certo punto mi ha chiamato Massimo Cragnotti. Scesi in campo e lui mi disse che ero stato venduto al Milan. Non potevo rifiutare, tutti sapevano dei problemi del club, e quella stessa sera mi sono ritrovato nello stadio San Siro di fronte a 60.000 spettatori. E ‘stato traumatico perché non ho nemmeno avuto il tempo di capire cosa stava succedendo. Sapevo che prima o poi avrei dovuto lasciare, provenendo dal settore giovanile, ed essendo molto costoso, ero il giocatore dalla quale avrebbero potuto ricavare di più tra tutti. Ecco perché io non mi considero un traditore“.