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Costacurta

Sono trascorsi 25 anni dalla semifinale della Champions League tra Marsiglia-Milan. Con i francesi avanti per 1-0 all’85’, e ad un passo dalla qualificazione, la dirigenza rossonera “costrinse” i giocatori a lasciare il campo a causa del blackout di uno dei riflettori dello stadio. Il Milan di Sacchi, già campione per due anni consecutivi, scrisse una pagina non altezza della grandissima fama che quella squadra aveva raggiunto. Per i rossoneri arrivò la sconfitta a tavolino e l’esclusione dalle competizioni europee per la stagione successiva. E’ tornato a parlare dell’argomento l’ex storico difensore Alessandro Costacurta. Queste le sue parole alla Gazzetta dello Sport.

IL MARSIGLIA MERITAVA – “Eravamo convinti che fosse una scelta condivisa col delegato Uefa. Eravamo pronti a giocare, poi arrivò Galliani e ci disse di rientrare negli spogliatoi. La luce era ritornata, mancava pochissimo e il Marsiglia si stava qualificando in modo meritato. Nessuno di noi voleva fuggire o cercare una scorciatoia…”.

SCENEGGIATA IMBARAZZANTE – “La squadra è uscita convinta che c’era un accordo in quel senso. Abbiamo scoperto l’amara verità dai giornalisti, dopo la doccia. C’è cascato il mondo addosso. Ricordo ancora la faccia scura di Arrigo Sacchi. Da quel momento in avanti eravamo consapevoli di aver preso parte a una imbarazzante sceneggiata. Sono passati 25 anni, ma quella macchia non si cancellerà mai”.

ORDINE DA ARCORE – “Galliani riunì la squadra il giorno dopo e ci chiese scusa, parlò di un suo errore di valutazione. Secondo me una responsabilità del genere non poteva essere stata presa solo dal vicepresidente. Anche perché se fosse andata così, allora avrebbe pagato con il licenziamento. Diciamo che Galliani si è “sacrificato”, prendendosi tutte le colpe. Ma io ho un’altra idea: l’ordine arrivò da Arcore”.

CHE FIGURACCIA – “Anche altri miei ex compagni la pensano allo stesso modo. Quella uscita dal campo fu davvero una figuraccia, ma non mi sento responsabile. Nessuno dei giocatori lo è stato: se avessimo saputo che quella era una scelta unilaterale, avremmo finito la gara. Gente come Baresi, Maldini, Gullit non aveva paura di andare contro la dirigenza, specie se era convinta di fare una cosa giusta”.

 

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