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La stagione del Real Madrid tra i cambi di panchina con Rafa Benitez prima e Zinedine Zidane ora non è riuscita di certo a decollare e se la prima metà di annata aveva fatto presagire una Liga complicata, la seconda ha definitivamente affossato le velleità di titolo dei ‘Blancos’ lontani addirittura 10 punti dalla vetta occupata dai rivali di sempre del Barcellona e solamente terzi alle spalle anche dell’Atletico di Simeone. Nei mirino della focosa critica madrilena ci è finito addirittura sua maestà Cristiano Ronaldo, reo di non essere più sui suoi livelli e soprattutto di scendere in campo con un atteggiamento non idoneo. Per la verità la stagione dell’asso portoghese nonostante una partenza leggermente a rilento vanta già 41 reti in 38 partite stagionali che ne fanno il miglior marcatore della squadra, nonché capocannoniere sia della Liga che della Champions League. Stando ai numeri insomma il suo lavoro CR7 sembra averlo fatto eccome. Il livello della squadra sembra però ben lontano da quella che solo un paio di annate fa fu in grado di portare a casa la ‘Decima’ Champions League sotto la guida di Carlo Ancelotti. Proprio con il tecnico italiano, Ronaldo, si esaltò regalando ai supporters madrileni una delle sue migliori performance che culminò con i successi di squadra accompagnati dal Pallone d’Oro.

IL MIGLIORE – L’addio di Ancelotti ha però incrinato sin da subito il rapporto di Cristiano Ronaldo con la dirigenza, colpevole di aver sollevato dall’incarico l’allenatore italiano. Con l’ex tecnico infatti il rapporto era stupendo anche al di fuori del rettangolo verde dove l’intesa era massimale. Il legame tra il portoghese e l’ex allenatore del Milan era così forte che a dicembre in preda ad un momento di nostalgia Cristiano dichiaro: “… mi manca Ancelotti”. Il rapporto è però bidirezionale e a più riprese anche Ancelotti ha elogiato il pupillo di Funchal, proprio come fatto di recente in un’intervista al sito ufficiale della UEFA: “Non ho mai allenato un giocatore migliore di lui. A Cristiano non piace giocare con le spalle alla porta, preferisce trovare spazio sulle fasce e attaccare; con me la squadra giocava con il 4-3-3 e Cristiano partiva dalla fascia sinistra, ma abbiamo capito presto che a lui serve più libertà, libertà di coprire di più il campo e di andare dov’era l’azione. Deve avere libertà assoluta, ed è una cosa positiva perchè diventa ancora più imprevedibile, ma lui deve sentire di essere totalmente libero in ogni parte del campo. E’ uno dei migliori di sempre, il miglior attaccante della storia del calcio”.

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