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Mohamed Kallon ai tempi dell'Inter. fonte switsalone.com
Mohamed Kallon ai tempi dell'Inter. fonte switsalone.com
Mohamed Kallon ai tempi dell’Inter. fonte switsalone.com

Istrionico, personaggio a tutto tondo, attaccante dal gol facile rimasto nella mente di tanti tifosi rimasti affezionati al suo modo di essere e interpretare il calcio. A 36 anni, Mohamed Kallon ha detto basta, chiudendo una carriera costellata di prodezze distribuite attraverso un lungo viaggio che l’ha portato a toccare paesi e continenti diversi, mondi inesplorati, fino a concludersi nella sua Sierra Leone nel club che porta il suo stesso nome (Kallon Football Club) e di cui era diventato proprietario nel 2012.

“Ho preso una decisione difficile, perchè mi sento ancora bene fisicamente e ho un grande amore per questo sport, ma è arrivato il momento di lasciare spazio ai più giovani. Mi mancherà il campo, l’amore dei tifosi e lo stress prima delle partite”. Con queste parole il classe ’79 nato a Freetown in Sierra Leone ha salutato quanti ancora lo ricordano, soprattutto in Italia, dove è stato protagonista a cavallo tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del 2000 con le maglie di Bologna, Genoa, Cagliari, Reggina, Vicenza e Inter fino alla stagione 2003/2004. L’esordio in serie A a diciott’anni con il Bologna, società cui l’Inter l’aveva girato in prestito dopo la prima esperienza europea con il Lugano; sarà proprio il club nerazzurro a detenere il controllo del cartellino e seguire attentamente la crescita tecnica e caratteriale dopo le tante reti messe a segno nelle sue future tappe. Nel ’99 segna il primo storico gol in A della Reggina a Torino contro la Juventus, chiudendo a quota 11 centri e garantendo agli amaranto la permanenza nella massima serie a dispetto del grado di matricola.

Torna all’Inter dove con Cuper in panchina forma assieme a Nicola Ventola la coppia in grado di sopperire inizialmente alla contemporanea assenza di Vieri e Ronaldo nella prima parte del campionato 2001/2002, conclusosi con la beffa del 5 maggio. Dopo aver sfiorato la finale di Champions League la stagione successiva, lascia Milano per trasferirsi nel Principato di Monaco, prima di cominciare il suo peregrinare che lo porterà in Arabia Saudita, Grecia, Emirati Arabi, Cina, India, fino al ritorno in patria e all’annuncio che non farà piacere ai tantissimi nostalgici di un calcio che non c’è più.

 

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