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Vicente del Bosque - Ct della Spagna
Vicente del Bosque - Ct della Spagna

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Sarà un classico del calcio del vecchio continente quello che andrà di scena domani sera: Italia-Spagna. Un match amichevole dai corsi e ricorsi storici, a cui la Gazzetta dello Sport ha deciso di avvicinarsi ponendo qualche quesito al Commissario Tecnico degli iberici Vicente Del Bosque.

INTERVISTA DEL BOSQUE Queste le parole di Del Bosque sulle colonne dell’edizione odierna della GdS: “Dopo il Mondiale abbiamo fatto la cernita degli attaccanti e in prospettiva abbiamo scelto Alcacer, Morata e Diego Costa. I primi due non hanno avuto grande regolarità nel gioco e sinceramente ciò che hanno fatto in questi due anni scarsi ci è parso relativo, ci aspettavamo di più. Non possiamo dare la colpa ai loro allenatori perchè li hanno usati poco; se hanno deciso così è perché non stavano facendo bene. A Monaco Alvaro ha offerto una vera esibizione di forza e gioco e la cosa mi ha fatto particolarmente piacere. Però in questi mesi non è stato al suo livello se non lo chiamavamo per le sfide con Italia e Romania nessuno poteva dire nulla“.

Deve credere di più in se stesso?
“Non so. Di sicuro è un bravo ragazzo, non è viziato, è umile, tranquillo, un chico normale, cosa importante. Gli manca continuità di rendimento. Speriamo la trovi sia con la Juventus che con noi. Il suo calcio non può essere tanto isolato, intermittente: durante le partite deve apparire di più“.

Affronta per la prima volta l’Italia di Conte
“Si, e mi ricordo la sua Juventus a cominciare dalla capacità di adattarsi e cambiare pelle: può pressare ma anche ripiegarsi, aspettare e partire in contropiede con pochi tocchi e grande velocità. La struttura difensiva è quella della sua Juve e quella è la base di tutto. E sinceramente non vedo grandi differenze nemmeno con l’Italia di Prandelli”.

Abbiamo evidenti problemi in attacco, continua a vedere l’Italia come un cliente pericoloso per l’Europeo?
“Siete scesi nel ranking ma la nazionale ha mantenuto l’essenza del calcio italiano. La settimana scorsa ho visto la Juve a Monaco e e mi immagino un’Italia per molti aspetti vicina a quel modello: pressing, sforzo fisico, nessun complesso nel lasciare l’iniziativa agli avversari per ripartire e far male. Si l’Italia non ha trovato un attaccante di livello mondiale però resta una squadra difficile da affrontare”.

Non abbiamo una squadra di club ne quarti delle coppe.
“Non vedo uno stop nel calcio italiano. Continuo a considerare il vostro un calcio moderno e difficile per qualsiasi avversario. I grandi club europei cercano i vostri allenatori, solo un anno fa la Juventus è arrivata in finale di Champions League. E’ stata un’annata storta”.

L’Europeo: Del Bosque, venite da due vittorie consecutive seguite dal disastro Mondiale.
“La nostra preoccupazione principale è la capacità di riuscire ad allungare la stagione di ragazzi che giocano in grandi club e arrivano da noi dopo un’annata dura. Invece del meritato riposo devono affrontare questi ‘supplementari’, dobbiamo evitare il loro calo di tensione“.

In chiave nazionale il buon andamento dei club spagnoli è positivo per la testa dei giocatori o negativo per il loro fisico?
“Positivo. Li abbiamo meno a disposizione ma fa bene a loro e a tutto il movimento”.

Quali rivali all’Europeo Del Bosque?
“Tanti, e senza un favorito chiaro. Tutte le teste di serie possono vincere. Si pensa a Italia, Belgio, Inghilterra, Germania, Francia, Spagna, Portogallo ma di sicuro apparirà qualcun altro che troverà la forma giusta. E’ un torneo corto con 24 squadre, imprevedibile. Non dico che tutte e 24 possono puntare alla vittoria ma il di aspiranti è ampio. Se devo fare un nome solo dico Francia perchè gioca in casa”.

La sorprende l’odio verso Casillas di una parte della Spagna? 
“No, la sua origine è molto chiara. Per me l’importante è che giochi in un grande club europeo come il Porto, che sia titolare e quindi nessuno possa avere qualcosa da ridire al proposito. Bisogna essere rispettosi con un giocatore che ha dato tanto alla nazionale, siamo obbligati a proteggere chi ci ha dato tanto, nulla di più. Iker ha il rispetto di tutti meno che di quella frazione e lui sa isolarsi da tutto questo: ottenere l’unanimità di consenso nel calcio è impossibile”.

Dal 2000 tra Champions, Europa League e Supercoppa sono stati assegnati 48 titoli. I club spagnoli ne hanno vinti 23.
“Ahh. Quasi il 50%”.

Come i due Europei su quattro che avete vinto con la nazionale.
L’egemonia del calcio spagnolo nel continente in questo secolo è evidente. A me piace il fatto che ognuno ha vinto secondo il suo stile. Però c’è un filo conduttore che unisce club differenti e la nazionale: la voglia di governare le partite. Abbiamo vinto perchè c’è un’evidente coscienz adi voler giocare bene da parte di tutti.Un tempo in Spagna le squadre del nord giocavano in maniera differente rispetto al sud, al nord puntavano più sulla forza. Ora non è più così. E poi abbiamo avuto fortuna con l’arrivo dei giocatori stranieri: non dimentichiamoci che questa è l’epoca di Messi e Cristiano Ronaldo, cosa che ci ha aiutato tanto”.

Un paragone tra il Barcellona di Guardiola e quello di Luis Enrique.
“Io sottolineo una cosa in comune, lo spirito competitivo. La capacità di vincere e voler rivincere, una specie di routine del trionfo, cosa molto difficile da conservare. Non sono mai appagati, con un allenatore o con un altro non perdono l’emozione per il gioxo e per la competizione. Certo, ora il Barcellonaha inserito un 9 vero, però a me colpisce più la continuità nel dominio che le differenze nelle due squadre”.

Il Madrid ha cambiato tre allenatori in meno di un anno.
“Per qualsiasi club mandar via un allenatore è negativo. Ogni club che decide una cosa dek genere ha i suoi motivi però la cosa non fa bene alla squadra”.

Parliamo di Champions League, Barcellona-Atletico Madrid.
“Due stili diversi, una sfida aperta. Il Barcellona sulla carta è favorito, ma l’Atletico recentemente in Liga anche con giocatori espulsi ha saputo tenergli testa. Sarà un grande spot per il nostro calcio”.

Wolfsburg-Real Madrid.
“Il Madrid è superiore e parte favorito ma non bisogna mai fidarsi delle squadre tedesche. Lo scorso anno lo Schalke 04 ha fatto passare un brutto momento al Madrid”.

PSG-Manchester City.
“Altra bella sfida. Il PSG ha grande possibilitò in questa Champions. A me piace il City, per Pellegrini, Silva, Navas, ma affrontano un rivale durissimo. Il PSG è cresciuto tanto e può vincere a Milano”.

Bayer-Benfica.
Di nuovo un favorito chiaro, il Bayern, però mi è rimasta negli occhi la sofferenza contro la Juve. Detto questo la squadra di Guardiola è fortissima: Robben, Coman, Ribery, Douglas Costa, e poi Muller, Lewandowsi, Gotze. In attacco ha un’enormità di opzioni. Bayern, Barcellona, Real e PSG sono molto forti: l’unica cosa sicura è che il finale di Champions League sarà meraviglioso”.

Stefano Mastini