SHARE

He’s gone.

E’ andato via  Hendrik Johannes Cruyff. Leggero, dolce, elegante. Un avversario che nemmeno la sua veronica avrebbe potuto disorientare l’ha portato con sé al fiorire della primavera, proprio quella primavera calcistica che lui, più di ogni altro, ha contribuito all’esplosione sul finire dei favolosi anni 60.

Il tributo a Hendrik Johannes Cruyff, Pitagora in scarpe da calcio

Come si fa ad entrare nell’aspetto tecnico, o semplicemente riguardare il palmares, dell’uomo che ha cambiato il volto dello sport più bello del mondo. Per quanti gol abbia potuto segnare in campo, o quanti trofei abbia potuto sollevare, resta un personaggio ancor più affascinante.“Pitagora in scarpe da calcio”, il ragazzino con i piedi piatti e le caviglie deformi che la madre, umile lavandaia dell’Ajax negli anni 50, affidò nelle mani di mister Vic Buckingham, ispirata probabilmente dagli dei del calcio che avevo visto nel piccolo Johannes il prescelto. L’uomo sceso in terra per elevare il gioco con la palla sferica. Si dice spesso che chi ci lascia porta con sé un vuoto incolmabile, ma per uno come lui questo discorso non può valere. Cruyff c’è e ci sarà per sempre in questo mondo. Lo rivediamo quando non riusciamo a capire con quale modulo Guardiola ha schierato il suo Bayern Monaco. Quando a Barcellona ogni domenica quasi ci viene da piangere a guardare quei marziani giocare col pallone, oppure quando ripensiamo al Milan di Sacchi, e non possiamo fare altro che convenire che quella è forse la squadra più forte di ogni epoca. Johan Cruyff è questo, ma è sicuramente tanto altro.

PIU’ GRANDE DI TUTTI  

Anticonformista per natura, genio per vocazione, con quella assurda 14 sulle spalle con la quale ha dipinto calcio in ogni angolo del pianeta. Un meteorite dalle proporzioni inimmaginabili che esporta bellezza, geometria, sinuosità. Chi l’ha detto che i difensori difendono, gli attaccanti attaccano e i centrocampisti contengono? Il calcio non è “divisione di ruoli”, il calcio è totale, è armonia, è musica. Sinfonico come quei primi 2 minuti della finale di Coppa del Mondo del 74, in cui la Germania non aveva toccato ancora il pallone e l’Olanda era già in vantaggio di un gol. Alla fine quel Mondiale non lo vinse, e l’occasione non si ripresentò perché nel 78’ nemmeno decise di giocarla la fase finale, ma quella volta ad uscire sconfitto non fu Johan Cruyff . A perdere fu lo stesso Campionato del Mondo, che non potrà mai fregiarsi di aver avuto tra i suoi vincitori il più grande genio della storia.

Ehi Johan, tu che non ti sei mai allineato, tu che hai voluto rendere luminosi angoli che sarebbero rimasti oscuri per sempre, tu che dal niente hai inventato tutto, per questa volta ci concedi di essere ancor più banali?

Ti prego, almeno per questo volta, concedici di poterti dire grazie…per sempre, grazie.