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Settimana di stop per tutti i campionati, per poter lasciare campo agli ultimi test delle nazionali in vista degli Europei di giugno. Antonio Conte, fresco di annuncio di addio, ha capitolato sotto i colpi della noia e dell’inattività, dopo ingenti pressioni alla federazione per poter lavorare più spesso con i giocatori ma incocciando contro l’opposizione dei club a stage e sedute extra. Ognuno tira l’acqua al suo mulino ed il c.t. ha ormai deciso di uscire dal “garage” e mettersi alla guida di una fuoriserie inglese. Chi prenderà il suo posto? Bella domanda: i nomi sono tanti e le suggestioni si accavallano, ma dal canto nostro vogliamo provare a facilitare il compito a Tavecchio facendo una sorta di scrematura dei coach di cui tutto sommato faremmo volentieri a meno, suggerendo al contempo tre nomi romantici che ci darebbero un grintoso slancio verso i Mondiali del 2018.

MEGLIO EVITARE

Il ritorno di Cesare: PRANDELLI –  Il solo pensiero di vedere da qui a 4 anni Giaccherini titolare, la formazione messa in campo dai vari Mazzocchi e Varriale e la concreta possibilità di vedere il tecnico dimettersi a gambe levate dopo la prima amichevole random pareggiata 4 a 4 contro le Far Oer ci fa accapponare la pelle. Caro Cesare, il tuo contributo l’hai dato, meglio cambiare aria…anche perchè in Qatar potrebbe ancora una volta qualificarsi la Costa Rica. E non vogliamo correre rischi.

Non può piovere per sempre: MAZZARRI – Ok, lo spirito catenacciaro tipico della nostra nazionale è salvo, ma per mirare a qualcosa di concreto non basta più la difesa a oltranza come ai vecchi tempi. Un bravo c.t. si adatta al materiale che ha a disposizione e vedere i vari Berardi, Bernardeschi, Insigne, Florenzi e Baselli correre a perdifiato in un 3-5-2 da battaglia non ci fa certo dormire sonni tranquilli. Walter, tra le altre cose, è il tipico allenatore che deve lavorare costantemente sul campo e vederlo girare tra le tribune degli stadi italiani lo farebbe cadere in depressione peggio di Conte. Lui deve urlare, protestare, indicare l’orologio…non prendere appunti e salutare autorità. Aronica e Grava, tra le altre cose, non sono più convocabili, ma quantomeno in Qatar nel 2022 non dovrebbero esserci acquazzoni…

Salite sulla giostra: ZEMAN – L’anti catenaccio per eccellenza. A quel punto osare non sarebbe più un problema e lo spettacolo è assicurato, ma si rischia concretamente di retrocedere nonostante non esista questa possibilità. Fuori dalla nazionale tutti gli Juventini perchè ladri e drogati, Insigne e Immobile in lizza per il pallone d’oro e Buffon in depressione dopo aver dichiarato di voler battere il record di imbattibilità anche in maglia azzurra. Il gioco vale la candela? Non lo sappiamo, ma le Far Oer ed il Costa Rica di cui sopra si stanno già sfregando le mani.

 

PERCHE’ NO

Bbene bbene: STRAMACCIONI – Estro e spregiudicatezza, il nuovo che avanza, l’età dalla sua parte e tanta voglia di costruire il futuro dell’Italia. Sembra uno spot pubblicitario su Matteo Renzi, ma invece sono le caratteristiche per cui il caro vecchio Strama potrebbe essere una scelta innovativa per poter porre le basi di un progetto a lunga scadenza. Dopo gli altalenanti risultati nei vari club e dopo l’avventura straniera in Grecia (da cui non sembra essere stregato), per Strama questa potrebbe essere una vera e propria consacrazione oltre ad una chance per maturare come allenatore. Giovane, sfrontata ed un po’ coatta: un’Italia così davvero non ci dispiacerebbe.

La gavetta paga: DI BIAGIO – L’essere sopravvissuto ad una pigna di Montero è già un biglietto da visita apprezzabile nei confronti di chi chiede un c.t. con polso capace di tenere botta nel momento delle difficoltà. Anche lui molto giovane, ma già esperto per quanto riguarda il ruolo di selezionatore, la graduale ascesa in nazionale maggiore dopo l’under 20 e l’under 21 sarebbe un premio niente male per un coach intelligente, versatile e già a conoscenza del potenziale dei nostri giovani. 4-4-2 di Trapattoniana memoria, elasticità tattica, linea verde e scapaccioni per le teste calde: una scelta saggia e potenzialmente duratura per la nazionale italiana.

Il sogno romantico: DI CANIO – “Io sono il commissario tecnico Paolo Di Canio, vostro allenatore. Da questo momento potete parlare solo quando vi sarà richiesto e la prima e l’ultima parola che dovrà uscire dalle vostre fogne dovrà essere mister. Tutto chiaro luridissimi vermi? Se voi signorine vi qualificherete ai mondiali e se sopravviverete a questi allenamenti… sarete una squadra! Sarete dispensatori di gol, pregherete per scendere in campo. Ma fino a quel giorno sarete uno sputo, la più bassa forma di vita che ci sia nel globo! Non siete neanche fottuti esseri umani, sarete solo pezzi informi di materia organica anfibia comunemente detta “merda”! Dato che sono un duro non mi aspetto di piacervi, ma più mi odierete, più imparerete. Io sono un duro, però sono giusto: qui non si fanno distinzioni razziali, qui si rispetta gentaglia come Juventini, brasiliani, terroni e Montolivi! Qui vige l’eguaglianza: non conta un cazzo nessuno! I miei ordini sono di scremare tutti quelli che non hanno le palle necessarie per servire nel mio beneamato corpo! Capito bene, luridissimi vermi?!”

In Russia e Qatar anche i più estremisti chiederanno un maggiore rispetto per i diritti umani dei poveri atleti azzurri, ma poi se si vince tutti a scivolare sulle ginocchia: “PAO-LO-DI-CANIO, I want dirty knees toooooo”

 

 

 

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