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Arrigo Sacchi festeggerà 70 anni il prossimo primo aprile. L’ex allenatore di Milan e Parma ed ex selezionatore della Nazionale italiana si è confessato ai microfoni de “Corriere dello Sport’. Ecco le sue dichiarazioni:

ADDIO – “A Parma mi hanno offerto il contratto più ricco della mia carriera ma lì ho capito che non volevo essere il più ricco del cimitero. I soldi sono sempre stati l’ultima cosa per me. Dopo una vittoria non provai niente, quello era il momento di smettere. Poco dopo andai dallo psicologo. Mi disse che non era sbagliato come vivevo dopo, era sbagliato come vivevo prima…

JUVENTUS –  “La Juventus non ha ancora vinto in Europa con Allegri ma io lo stimo molto. Con lui i bianconeri sono sulla strada giusta. Non c’è solo la vittoria, in Europa conta anche la prestazione. La Juve è vicina alle eccellenze europee, in Italia è l’unica squadra che può ambire a certi traguardi. Nessuno può disconoscere il valore del lavoro di Allegri”.

CALCIO – “Io sarò per sempre riconoscente al calcio. Il calcio mi ha regalato emozioni indescrivibili, ho potuto trasformare una passione in un lavoro. La passione è la cosa che muove tutto, il protagonismo non deve far morire questo sport. Ho dato una vita per il calcio, per me è stata un’ossessione che mi ha dato grandi soddisfazioni”.

GENITORI – “Mio padre mi ha insegnato il grande valore dell’onestà intellettuale. E non sarei onesto se dicessi che sono disposto a tornare in campo. Diciamo che non sono più disposto a vivere quell’ossessione. Ho altre esigenze come la famiglia, gli amici. Ma sono contento di aver allenato per tanti anni, ho dato la vita per il calcio”.

MILAN – “Il presidente è entrato nel mondo del pallone come una valanga in un piccolo stagno. Il suo impatto ha avviato il rinascimento del calcio. Le sue scelte erano fuori dalla logica dell’epoca. Come prendere me, che ero un signor nessuno. Arrivava prima degli altri in un paese dove la vittoria contava più di tutto. Lui invece ha imposto una filosofia diversa: vincere, convincere e divertire. Era avanti dieci anni. Oggi è diverso, non segue più la squadra come allora. C’è la politica che lo impegna ed è meno presente. C’è sempre un grande dirigente che è Adriano Galliani ma non sempre gli è permesso di esprimersi al meglio. Ma al Milan mi lega ancora un affetto profondo”.

ITALIA – “Vincere in Francia sarebbe un’impresa e rappresenterebbe un sogno. Certo, da una parte abbiamo tutti i club italiani fuori dalle Coppe, pochi giocatori italiani nelle nostre squadre in Serie A, tranne la Juve. Dall’altra parte c’è Conte che è un grandissimo. Ha passione, ossessione e talento. Che le devo dire, che Dio ce la mandi buona…”.

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