Italians do it better, una lezione che il Chelsea ha imparato bene

Italians do it better, una lezione che il Chelsea ha imparato bene

Antonio_Conte-Juve

La voce circolava ormai da diversi mesi e, dopo l’annuncio dello stesso ct di non aver intenzione di rimanere in Nazionale, sia attendeva soltanto l’ufficialità: Antonio Conte sarà il prossimo allenatore del Chelsea. L’ex allenatore della Juventus succederà a Hiddink nella prossima stagione, al termine degli Europei in Francia. Un contratto triennale per il tecnico leccese che, dopo aver vinto tanto in Italia, andrà all’assalto del campionato più bello del mondo.

LA MANITA DI VIALLI – Conte sarà il quinto allenatore italiano nella storia dei Blues di Londra, proseguendo quindi una fortunata tradizione cominciata nel 1998. Il primo infatti fu Gianluca Vialli che, dopo l’esonero a Gullit, assunse il ruolo di allenatore/giocatore. Un’esperienza più che fortunata visto che il primo anno arrivarono subito una Coppa di Lega e una Coppa delle Coppe che significarono automaticamente riconferma per l’annata successiva. La nuova stagione inizia subito con i fuochi d’artificio con la vittoria in Supercoppa Europea contro il Real Madrid con il Chelsea più Azzurro della storia con Di Matteo, Zola e Casiraghi in campo più Vialli trionfatore in panchina. In Premier League arrivò il terzo posto ma soprattutto la vittoria in FA Cup contro l’Aston Villa. La terza stagione partì ancora alla grande con la Charity Shield contro il Manchester United, quinto trofeo che resero Vialli l’allenatore più vincente della storia dei Blues prima dell’arrivo di Josè Mourinho. Dopo dei diverbi con alcuni giocatori, e un avvio a rilento in campionato, a settembre arrivò l’esonero.

TINKERMAN RANIERI – Gli italiani ormai però avevano fatto breccia nel cuore dei londinese e a sostituire Vialli arrivò infatti Claudio Ranieri, che rimase all’ombra dello Stamfor Bridge per ben quattro stagioni. L’attuale artefice del miracolo Leicester non fu fortunato come il suo predecessore in termini di titoli. Il punto più alto della sua gestione arrivò nell’ultima annata, con il secondo posto in campionato alle spalle dell’Arsenal e la semifinale di Champions League, eliminato dal Monaco. Oltre a guadagnarsi il soprannome di Tinkerman, Ranieri avrà per sempre il merito di aver lanciato con la maglia del Chelsea due leggende del club. Il primo fu John Terry che, ad appena 20 anni, diventò titolare dopo la trafila nelle giovanili e un’annata in prestito proprio alla prima stagione del tecnico testaccino. Il secondo è ovviamente Frank Lampard, acquistato nel 2001 dal West Ham proprio per volere di Ranieri, che aveva visto in lui un futuro portentoso. Diciamo che c’aveva visto lungo.

GARANZIA ANCELOTTI – Dopo esser diventato grande con Mourinho, una serie di stagioni in chiaroscuro, portarono Abramovich a puntare su una garanzia come Carlo Ancellotti, che nel 2009 diventò il terzo allenatore italiano nella storia dei Blues. Nella prima stagione, oltre alla vittoria del Community Shield, arriva subito il double con Premier League ed FA Cup, mentre in Champions è proprio Mourinho con la sua Inter ad eliminarlo agli ottavi. La stagione successiva però culmina al di sotto delle aspettative, con 0 titoli in bacheca e la prematura eliminazione in Champions League contro i rivali del Manchester United. Il rapporto si interrompe nel giugno del 2011.

SOGNO DI MATTEO – I blues provano a rompere la tradizione italiana affidandosi al portoghese Villas Boas, ma evidentemente non aveva ancora imparato la lezione. A marzo infatti, dopo la clamorosa sconfitta contro il Napoli di Mazzarri agli ottavi di Champions League, l’allievo di Mourinho viene accompagnata alla porta e promosso allenatore Roberto Di Matteo, già collaboratore del portoghese ma soprattutto bandiera da calciatore con la maglia Blues. Quello che succederà nei mesi successivi è assolutamente incredibile e inaspettao. Di Matteo prende per mano una squadra allo sbando, affidando le chiavi emotive del gruppo nelle mani di una leggenda come Didier Drogba. La festa inizia con l’FA Cup a Wembley contro il Liverpool, ma il capolavoro è in Champions League con l’inatteso trionfo dell’Allianz Arena proprio contro il Bayern Monaco. Dopo anni di attesa e cocenti delusioni, a consegnare finalmente nelle mani di Abramovich la Coppa dalle grandi orecchie è il tecnico meno atteso e sponsorizzato e, manco a dirlo, ovviamente italiano.