Brividi da B, il Palermo rischia grosso. Ora tocca alla vecchia guardia

Dario Marotta
05/04/2016

Brividi da B, il Palermo rischia grosso. Ora tocca alla vecchia guardia

vazquez-palermo

Vendo la società ma preparo il prossimo mercato estivo; Novellino è in confusione ma ho fiducia in lui. Contraddizioni in termini firmate Maurizio Zamparini. Il “vulcanico” Presidente del Palermo ha osato troppo, si è fidato della mediocrità apparente di taluni organici, ha provato a cavarsela con il minimo indispensabile prima di perdere la trebisonda, spingendosi ben oltre la sua fama di mangiallenatori, forse simpatica e irriverente per coloro che si occupano di mercato ma in fondo triste, pericolosa, lontana dai principi del calcio, materia questa che l’imprenditore friulano crede di conoscere bene, tanto da voler imporre le sue idee tecniche e tattiche agli sventurati tecnici di turno. Ha esagerato con Iachini, esonerato e riaccolto con riserva, prima della separazione definitiva; ha provato il colpo ad effetto con Schelotto per poi affidarsi Ballardini. Infine Walter, lontano dalla serie A da troppo tempo, diviso tra la cadetteria e i salotti televisivi. Bollito per alcuni, dopo una serie di fallimenti accumulati negli ultimi dieci anni, avari di soddisfazione e archiviati con un’infinita sequela di esoneri. Richiamato in nome dell’amicizia, in virtù di un record tutto particolare: non essere mai stato esonerato da Zamparini.

CARO ZAMPARINI Se non è farsa poco ci manca ma la disperazione, si sa, è nemica della lucidità, sconfitta senza appello dalla dirigenza rosanero. Insistere sulla società è esercizio pleonastico, pensare che Zamparini possa rivedere le sue posizioni equivale a volersi illudere. Il “guaio” è oramai compiuto, il Palermo naviga a vista e deve, con le sue forze, provare a compiere un’autentica impresa. Non si esagera nell’enfatizzare l’obiettivo, molto più complicato a dispetto di quanto viene raccontato oggi dalla classifica, critica ma non compromessa. L’inaffidabilità di Zamparini, unita alla “confusione” di Novellino, lascia tutto il peso della responsabilità sulle spalle dei calciatori, lasciati soli in mezzo alla tempesta. Con la nuova guida tecnica, la compagine siciliana ha raccolto appena un punto in tre partite, palesando una condizione psicofisica precaria.

Motivi che inducono a compiere ragionamenti pessimistici sul prossimo futuro del Palermo; Carpi e Frosinone, pur essendo inferiori sul piano tecnico, hanno una loro precisa identità, sanno soffrire, possono e vogliono lottare e danno l’impressione di voler dare l’anima per preservare la categoria. Non così il Palermo, costretto a cambiar faccia mille volte, a imparare l’arte e a metterla prontamente da parte, per far spazio alle idee dei diversi tecnici che si sono susseguiti nel corso della stagione. Paradossalmente, viste le premesse e lo stato di rivoluzione permanente, la stagione può considerarsi positiva. Altre realtà si sarebbero lasciate travolgere dal corso degli eventi ma, col mare in burrasca, è venuto fuori il carattere, la leadership di alcuni calciatori che gli altri club di piccolo cabotaggio coinvolti nella lotta per non retrocedere, non possono vantare.

Si è imposto Sorrentino, si è fatto sentire Maresca, ha cantato e portato la croce Vazquez, ha segnato Gilardino, inviso a Zamparini che gli preferisce l’ungherese Balogh, più giovane e dunque più “interessante” in chiave mercato. Nemmeno la criticità della situazione ha frenato le ingerenze di Zamparini che a più riprese ha provato a far fuori l’asse portante del Palermo per far posto a giovani presunti talenti scovati in giro per il Mondo. Un ragionamento utilitaristico che non ha tenuto conto della precarietà della situazione. Crisi e paure, subentrate forse troppo tardi, hanno contribuito a ripristinare la scala dei valori tecnici e dell’esperienza. Elementi fondamentali per provare a salvare un’annata balorda.