Lo stile dell’esonero: le panchine eleganti di Dario Marcolin

Dario Marotta
21/04/2016

Lo stile dell’esonero: le panchine eleganti di Dario Marcolin

Marcolin allenatore avellino
Dario Marcolin allenatore Avellino fonte usavellino.club

L’idea per un nuovo format televisivo: panchine da incubo. Offre spunti interessanti Dario Marcolin, sollevato (di peso) dall’incarico di primo allenatore dell’Avellino. Lento pede in campo, ancor peggio ai margini del rettangolo verde: il physique du rôle non basta, servono i punti, quelli che col bresciano in panca puntualmente mancano. Da eterna promessa del calcio italiano (tante qualità inespresse, si diceva illo tempore) ad allenatore carismatico, competente. Uno studioso serioso della materia, destinato a far grandi cose. D’altronde, la caratura dei primi insegnanti, lasciava buone e giustificate speranze: da Serse Cosmi a Roberto Mancini, da Mario Somma fino a Sinisa Mihajlovic. La grande scuola dei “maestri” per imparare il mestiere, prima di spiccare il volo.

Chilometri in autonomia a Monza, da giugno a dicembre, senza panettone. Esonerato senza appello a tre giorni dal Natale. Piedi per terra e nuovo giro da vice, per ripassare temi e concetti evidentemente non ancora assorbiti. A distanza di quattro anni dalla prima chiamata da principale guida tecnica, ecco il Modena, reduce dall’esperienza con Cristiano Bergodi. Ecco la grande occasione, fare peggio del predecessore (soprattutto sul piano del gioco) è impresa titanica eppure il buon Dario riesce a farsi esonerare a due mesi dalla fine del campionato, con i canarini in piena crisi e a rischio retrocessione. Servirà l’intervento di Walter Novellino (sì, proprio lui) per scongiurare una triste e dolorosa retrocessione. Ma le porte del calcio, si sa, restano sempre aperte. L’amicizia con Alessio Secco, il direttore sportivo che lo aveva voluto a Modena, lo conduce a Padova, in serie B.

Grandi proclami, ambizioni mai nascoste e un punto in sei partite: tre mesi horror e il licenziamento, arrivato paradossalmente dopo la sconfitta con il Modena. Ha pagato Secco, fuori dal giro da un po’, mentre l’indomabile Marcolin non si è fermato: a gennaio 2015 passa al Catania e conclude la stagione con una “brillante” salvezza. Tutto bello, tutto giusto, fino alle dichiarazioni del presidente Pulvirenti che a fine stagione confesserà di aver “comprato” alcuni match per scongiurare la retrocessione degli etnei. Una magra figura, pagata con la proposta arrivata da Avellino a campionato in corso. Subentra ad Attilio Tesser e raccoglie un solo punto in cinque partite, passando dal sogno play off al pericolo play out. Esonerato, come da prassi. La lavagnetta magnetica è però già pronta: si profila un ritorno da consumato tattico a sky. Di nuovo in cattedra, da emerito…professore!