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de biasi

Eroe nazionale, uomo dei record o semplicemente Gianni De Biasi. Queste definizioni possono sembrare esagerate per un qualunque tifoso, ma per gli albanesi il loro attuale ct rappresenta un idolo. Perché? Semplice a dirsi: grazie a lui l’Albania è giunta per la prima volta agli Europei di Francia 2016, mai successo per la piccola nazione che si affaccia sull’Italia. Ma il successo del tecnico italiano non è certamente casuale o fortuito, perciò ai microfoni di TuttoSport l’allenatore ha provato a spiegare quali sono le basi del suo lavoro, entrando anche nel merito della tattica più complessa.

Ci si chiede quindi subito come si fa a motivare una nazionale al suo primo europeo: “Lavorando sulla testa dei giocatori: li ho convinti, perché ci credevo fermamente, che attraverso l’organizzazione del lavoro avremmo potuto conseguire un obiettivo insperato, alla vigilia”. Non è poi da trascurare l’aspetto linguistico, ovvero le difficoltà che potrebbero sorgere nello spiegare tattica in una lingua differente: “Buona parte dei 24, 25 che convoco di solito mi capiscono al volo, per gli altri ho la traduzione di Lorik Cana, il capitano, che conosce più lingue di un traduttore. Soprattutto parla in modo tecnico, riporta in modo aderente i miei concetti”.

L’attuale ct albanese ha avuto anche una grane carriera in squadre di club, che ovviamente differiscono e non poco dalla gestione di una Nazionale: “Nel ruolo di selezionatore hai meno tempo per lavorare durante la settimana. Però la mentalità che porti in Nazionale è la stessa che porti nel club. Noi sfruttiamo al 110 per cento il tempo che abbiamo. In proposito uso molto i video per capire gli errori dei quali in campo non mi sono accorto”. Questo quindi il programma degli uomini di De Biasi in vista di Francia 2016: “Dopo la fine dei campionati lascio una settimana di vacanza al gruppo. Ci ritroveremo il 23 maggio a Bad Waltersdorf, località termale vicino a Graz, in Austria, dove rimarremo fino al 2 giugno. Il 30 è prevista un’amichevole contro il Qatar, mentre il 3 giocheremo a Bergamo contro l’Ucraina. Il giorno successivo ho fissato un allenamento a Zingonia, mentre il 5 lascio un giorno libero alla squadra prima del trasferimento, il 6, a Perros Guirec, in Bretagna. Dal 6 in avanti concentrerò il lavoro su tattica e velocità in attesa, l’11, di debuttare contro la Svizzera”.

Si passa poi alla difesa, uno degli aspetti maggiormente migliorati da de Biasi:”In difesa giochiamo di reparto e non individualmente. La marcatura deve essere preventiva, cioè sappiamo in anticipo cosa dobbiamo fare. Ad esempio se davanti abbiamo un attaccante veloce, e che si trova spalle alla porta, l’input è di attaccarlo. Anche per marcare un trequartista forte difendo di reparto, chiedendo di restare corti tra le linee. Puntiamo sull’intercetto palla con i centrocampisti, e giocando con il 4-3- 3 è il nostro play che spesso ha un occhio di riguardo per il trequartista avversario”. Per l’attaccano invece, come si muovono le punte? “Noi giochiamo prevalentemente con una punta centrale e due esterni, quindi sfruttiamo i movimenti degli esterni e poi facciamo inserire le mezze ali”.

Il tecnico poi continua parlando del giro palla della sua squadra e dell’inclusione degli esterni nella manovra di gioco: “Il giro palla è utile quando vogliamo aumentare il possesso. Sempre finalizzato, però, a liberare una zona di campo che succesivamente andremo ad attaccare. Agli esterni dico di prendere il tempo giusto sulla difesa, possibilmente centrando il cross di prima intenzione. A meno che non ci sia un’inferiorità numerica che ci impone di guadagnare lo spazio per l’inserimento dei compagni”. Poi arrivano delucidazioni anche sullo spazio i distanza fra mediana e difesa: “Anche nello sviluppo del gioco e nelle rimesse dal fondo lo spazio è costante. La regola base è la vicinanza tra i reparti. Il presupposto è tenere il possesso palla muovendola velocemente, ma in sicurezza. Senza perderla con troppa facilità come ci succedeva nel primo biennio della mia gestione. Una volta che ho concentrato gli avversari sulla palla, guadagno spazio cambiando il fronte del gioco”. Poi la libertà tattica: “Sulla trequarti l’interpretazione è abbastanza libera. Anche se non avendo grandi fantasisti, uomini particolarmente abili nell’uno contro uno, procediamo più che altro attraverso movimenti studiati in allenamento”.

Poi De Biasi, apprezzato anche per il suo carisma, dice la sua sulla figura dell’allenatore-“psicologo”, che motiva ed aiuta i suoi giocatori: “Credo che da parte nostra (allenatori ndr) ci debba essere la capacità di avere empatia con i giocatori. Devi far capire le tue idee di gioco, ma soprattutto di gruppo. La squadra è un assieme di singoli che si legittimano come assieme. In allenamento, per dare le linee guida, avendo poco tempo a disposizione, è valido il 10 contro 0. Poi si passa al situazionale, alla difesa sotto numero e gradualmente alla parità numerica. Con quattro difensori e 10 avversari in allenamento non si subisce gol, ma in partita lo prendi sempre. Con 4 più 2 centrocampisti è meglio, tuttavia in gara, pure in questa situazione stai sicuro che ti infilano. Spesso e volentieri ripetiamo quello che ci riesce meglio. Ad esempio quando su angolo andiamo in rete. Tanti schemi li proviamo sulle punizioni, visto che ne ho pochi che calciano in porta dai 25 metri: di solito faccio mandare a memoria tre situazioni a partita sugli angoli, due sulle rimesse laterali più quelle su calcio da fermo”.

Quanto si lavora, poi, sugli avversari e quanto su sé stessi? “Tanto sui rivali per capire dove soffrono di più, chi sono i leader e quelli da limitare e in quali zone di campo. Però lavoriamo anche su noi stessi. In particolare, per migliorarci, prendiamo spunto dalla gara precedente. In quanto ai moduli a me era piaciuto tanto il 3-4-3 di Modena. Giocavamo un calcio coordinato e bello a vedersi. Sì, venivano fuori davvero belle partite. Non a caso eravamo balzati dalla Serie C alla A».