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Costacurta

I cinquant’anni di una bandiera a tinte rossonere. Per Alessandro “Billy” Costacurta, perno del Milan degli invincibili di Fabio Capello, è giunto il tempo delle riflessioni sul momento attraversato dalla sua ex squadra, preda di una pericolosa crisi d’identità. Un presente non in linea con la grande storia del club meneghino, rivissuta nell’intervista concessa da Costacurta al corriere della sera:

Billy come si cambia a 50 anni?

«Sono molto più sereno e un po’ meno presuntuoso».

E come si affronta la quotidianità?

«Ho la fortuna di vivere in un ambiente ambizioso, energico, alla continua ricerca della novità. Amo Sky proprio per questo».

Alla sua età deve ancora convivere con quel nomignolo: Billy…

«Mi piace sempre meno ma mi sono arreso».

Martina Colombari, sua moglie, non è più sotto i riflettori. Soddisfatto?

«È un vantaggio. Martina lavora di meno ma fa cose di maggiore qualità. Achille, nostro figlio, è in un’età in cui ha bisogno di entrambi i genitori».

Achille sa chi è stato suo padre?

«Incomincia a capire. A impressionarlo sono soprattutto i 7 scudetti e le 5 Champions che ho vinto».

Ovviamente il giovane Achille è cresciuto a pane e Milan.

«Non esattamente. È mezzo juventino perché il nonno gli parla sempre di Pogba e Dybala. Detto per inciso, mi ha appena chiesto di fare un provino per l’Accademia Inter. C’è molta democrazia a casa mia».

Billy Costacurta, meglio come calciatore o come opinionista Tv?

«Come calciatore, per le qualità che avevo, ero molto bravo. Ho giocato 22 anni in una delle migliori squadre al mondo».

E poi, senza offesa, con lei c’erano fior di campioni…

«Verissimo. Prenda Romagnoli. Avesse avuto accanto Baresi, Maldini ma anche il sottoscritto, sarebbe certamente tra i migliori Under 23 in circolazione. E invece non è aiutato».

C’è un ex compagno che, una volta smesso, è riuscito a sorprenderla?

«Sono sorpreso da ciò che non sono diventati Van Basten e Maldini. Credevo che Van Basten potesse imporsi come allenatore. Era molto tattico. Per me è una delusione vederlo seduto accanto a un altro. Paolo invece deve diventare dirigente, non può rimanere fuori dal calcio. Trovo scandaloso che nessuno pensi a lui».

A cominciare dal Milan…

«La gente dà le colpe di questa situazione a Galliani ma perché Berlusconi non ha mai chiamato Paolo?».

Dieci anni fa Berlusconi e Fassino erano i suoi politici preferiti ma lei non nascondeva ammirazione pure per Veltroni.

«Premesso che Veltroni, come Maldini, è un’altra risorsa sprecata, mi sento attratto da Renzi. Nel 2009, quando era ancora sindaco di Firenze, mi presentai alla Leopolda. Ora lo vedo protagonista di una svolta un po’ autoritaria ma a mio parere resta il migliore. Renzi è un po’ come Pirlo che voleva che il gioco passasse sempre da lui».

Nel suo CV figurano tre mesi da allenatore a Mantova, serie C, tra il 2008 e il 2009.

«La società era allo sbando, ho capito subito che non era il lavoro che faceva per me. Difatti mi sono dimesso».

Vedere il Milan ridotto così…

«Mi sorprendono soprattutto alcune scelte della società. Il Milan ha sempre puntato su giocatori affidabili a livello di comportamenti. E invece negli ultimi anni sono arrivati Cassano, Menez, Rami. Lo stesso Bacca, per come si è comportato l’altra sera, non ha rivelato un atteggiamento positivo per il gruppo».

E Balotelli dove lo mettiamo?

«Quella di Balotelli probabilmente andrà persa ma era una scommessa da fare. Mario è ancora giovane, non ha mai nascosto le sue simpatie per il Milan. Nello spogliatoio di dieci anni fa si sarebbe potuto esprimere meglio».

Anche perché Gattuso lo avrebbe educato a pedate nel sedere…

«Veramente Gattuso le pedate nel sedere le prendeva. Anche da me».

Un aggettivo per definire il Milan di oggi.

«Malinconico».

Il problema principale del Milan 2016?

«Il gioco. Vedo squadre con giocatori più scarsi che giocano meglio. Mihajlovic è un ottimo allenatore ma non andava bene per il Milan. Il suo modo di giocare non può conquistare il pubblico. Lo vedo più adatto all’Inter. Al Milan siamo abituati in un altro modo».

Quanti dei giocatori di oggi sarebbero stati titolari nei Milan di Capello e Ancelotti?

«Nessuno».

E quanti avrebbero fatto i panchinari?

«Bonaventura, Romagnoli forse Bacca. Noi in panchina abbiamo avuto gente come Filippo Galli, Ambrosini, Papin, Gilardino, Inzaghi».

Se le recitiamo questa linea difensiva – Tassotti, Costacurta, Baresi, Maldini – e poi le proponiamo quest’altra – Abate, Alex, Romagnoli, Antonelli – le viene da ridere oppure da piangere?

«Né da ridere, né da piangere. Non c’è confronto».

In conclusione chi è oggi il cinquantenne Billy Costacurta?

«Sono soprattutto l’autista di mio figlio (ride). E mi sento sempre più giornalista».

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