Napoli, Grassi è un caso. Neanche un minuto in maglia azzurra

Dario Marotta
26/04/2016

Napoli, Grassi è un caso. Neanche un minuto in maglia azzurra

grassi

Otto milioni più bonus per strapparlo all’Atalanta e ad una concorrenza agguerrita. Alberto Grassi è stato il fiore all’occhiello del mercato “prospettico” di gennaio organizzato dal Napoli. Un acquisto con vista sul futuro, come precisato a più riprese dalla società e dallo stesso Sarri. Pronti via, primi scatti e subito un infortunio. Un mese di stop e tutto da rifare. Un lento recupero e le prime domande, ispirate dalle difficoltà di inserimento denunciate dal ragazzo, ancora acerbo con le sue sedici presenze collezionate da professionista in serie A, con la maglia dell’Atalanta. Non vede il campo, frequenta poco la panchina e colleziona tribune in serie. Un dato quantomeno curioso, viste le difficoltà della mediana azzurra, a corto di uomini e talvolta di idee, in affanno nel girone di ritorno e in netto calo di condizione. Le alternative, poco considerate, non offrono garanzie tali da permettere all’allenatore di variare se non dall’inizio a gara in corso: gioca di rado Lopez (talvolta impiegato a gara in corso) non gioca dalla notte dei tempi Valdifiori mentre Chalobah, penultima ruota del carro, deve accontentarsi dei canonici cinque minuti, ma solo in caso di gara abbondantemente chiusa. Sulla qualità delle alternative ci sarebbe da discutere, e tanto.

La differenza qualitativa tra titolari e riserve è netta e l’arrivo dell’oggetto misterioso Grassi non ha risolto il problema anzi, lo ha paradossalmente ingigantito. Gli altri colleghi di reparto vengono, in un certo modo, tenuti in considerazione, raccogliendo briciole utili per sentirsi parte del progetto. Grassi, invece, continua a collezionare tribune e contro la Roma non è stato della partita. Lasciato in panchina, senza giustificazioni motivate. Chiedere lumi sull’ennesima esclusione è oramai esercizio impossibile da compiere, visto e considerato il silenzio stampa ordinato da De Laurentiis. Le bocche cucite alimentano i sospetti e spingono verso ricostruzioni più o meno fantasiose, alimentate dalle dichiarazioni rilasciate illo tempore da Sarri che, sul tema Grassi, si è sempre dimostrato piuttosto freddo: “E’ un ragazzo non possiamo pretendere troppo, ha poco più di dieci presenze in serie A”. Come a voler dire Napoli non è Bergamo, non è ancora pronto. Opinione discutibile ma legittima, visto e considerato che Sarri, con Grassi, ci lavora tutti giorni, oramai da quattro mesi. Ma restano gli interrogativi, evidentemente inevasi: perché quei cinque minuti regalati a Chalobah, che a giugno tornerà a Londra con il Chelsea, non possono essere concessi a Grassi? E perché non trova spazio nemmeno quando c’è un evidente bisogno? Si è già rotto qualcosa tra il ragazzo e il club di appartenenza? Domande che meriterebbero risposte convincenti.