Zé Eduardo: “Al Genoa mi dissero non giocherai più, sei morto”

Zé Eduardo: “Al Genoa mi dissero non giocherai più, sei morto”

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La Serie A degli ultimi anni è piena zeppa di meteore e promesse non mantenute, calciatori giunti nella penisola tricolore con una valigia di sogni e tante belle speranze al seguito ma ben presto emigrati verso nuovi lidi dopo delle avventure troppo spesso non all’altezza delle aspettative. Tra questi c’è sicuramente l’attaccante brasiliano classe 1987 José Eduardo Bischofe de Almeida, meglio conosciuto come Zé Eduardo che da gennaio milita tra le fila dell’Al Shaab, società degli Emirati Arabi Uniti.  In Italia arrivò da fresco vincitore della Copa Libertadores al fianco della stella del Barça Neymar, per poi sgonfiarsi in breve tempo tra una manciata di presenze ottenute prima al Genoa e poi al Siena senza dimenticare una parentesi di circa un allenamento con il Milan quando tentò di essere ingaggiato con un periodo di prova. Il brasiliano che oggi tenta il rilancio negli Emirati si è raccontato a 360° ai microfoni di ‘SocialFC.it’ ai quali ha ovviamente rivelato anche l’origine del soprannome Zé Love: “Firmare le magliette delle tifose non con gli autografi ma con il numero di telefonino per essere ricontattati. Storia vecchia però, ero un ragazzino in Brasile, non l’uomo e il padre che sono oggi… altro che Ze Love, oggi sono Ze Marito e Ze Papà”.

DOPO IL SANTOS – Il tempo ha certamente cambiato e reso più maturo il buon Zé Eduardo che prosegue così parlando degli inizi della sua esperienza italiana dopo i successi col Santos: “Io qualche colpa l’ho avuta, lo so, ed è vero che in Brasile ho pensato molto anche alle ragazze, ma come tutti i giovani calciatori, niente di strano… Se ne ho avute tante come Antonio Cassano? Diciamo che siamo vicini (ride)… Sono stato anche un calciatore vero, forte, chiedetelo ai tifosi del Santos, ai miei compagni, ai giornalisti. Entravo e segnavo, in una stagione mi hanno ritoccato il contratto sei volte perché continuavo a stupire. E’ così che sono arrivato in Italia, al Genoa, dove alla fine sono passato per un calciatore di m… E’ vero, non ho fatto molto, ma il primo anno mi sono subito infortunato e dal secondo è iniziato il mio calvario inspiegabile di cui qualcuno un giorno mi dovrà dare delle spiegazioni”.

IL ‘NO’ AL MILAN – Zé Eduardo interrogato sul suo presunto ‘no’ al Milan ci ha tenuto a precisare: “Da anni sento raccontare questa storia, anche al mio paese dicono che rifiutai il Milan, ma non è la verità, non andò così. Mancavano due settimane all’inizio della stagione, Preziosi mi disse: “vai al Milan, ti vogliono“. Firmammo subito, poi Galliani mi chiese di stare un giorno in albergo. L’indomani mi raggiunse l’allenatore Allegri e con fare superbo mi disse:” Voglio Bojan e sto provando a prenderlo. Se viene, tu torni a Genova, nel frattempo ti alleni con noi una settimana”. Io avevo vinto la Libertadores con il Santos, avevo un contratto di 5 anni al Genoa, e finalmente mi ero potuto preparare bene nel precampionato. Perchè avrei dovuto sottostare a quel discorso odioso? Così gli dissi: “se è così, tolgo il disturbo subito”. E me ne andai. Pensavo che tornando al Genoa, dove mi avevano fatto tutto un altro discorso, avrebbero capito e mi avrebbero spalleggiato. E’ successo il contrario, gente che fino a poche ore prima mi sosteneva ha cambiato faccia. Mi hanno detto: “Hai fatto così? Ok, vuol dire che non giocherai mai più, sei morto…”. Lo capisco che nessuno crederà a questa versione ma è andata proprio così. Il calcio ha una faccia apparente e una reale e spesso non coincidono. Io, ad oggi, ancora non so perché il Genoa ha speso milioni per prendermi dal Santos e poi mi ha voluto stroncare la carriera…”

GENOA – Il brasiliano ex Santos continua sulle vicende genoane: “Preziosi mi ha reso un calciatore di m…a. Non ha mai digerito il mio ‘no’ al Milan e mi mise fuori rosa senza darmi spiegazioni. Lo incontrassi oggi gli chiederei il perchè, ma dovrei trattenermi perché la rabbia è ancora tanta. Mister De Canio non fece nulla, si schierò con la società e cambiò pure lui atteggiamento in poche ore. Mi hanno pagato tutto il mio contratto, anche se in parte attraverso il tribunale a cui mi sono rivolto, ma non mi hanno mai più consentito di essere un giocatore. Addirittura presero Stoian al mio posto e mi mandarono a Siena, metà stipendio me lo pagava il Genoa, che era in sostanza la cifra che davano a Stoian. Assurdo. In Toscana iniziai bene poi venne la sfida col Genoa e mi infortunai dopo 5′. La vita è così, quando le cose iniziano a andare male spesso non cambiano più. Pensare che per il Genoa rifiutai il Werder Brema perchè dopo l’exploit al Santos mi volevano tutti. La mia decisione era dipesa proprio dalla città di Genova: ero venuto a vederla e mi aveva conquistato.”

AMICIZIA – Storica anche la sua amicizia con Neymar che dura dai tempi della Libertadores: “Ci sentiamo, siamo amici veri, d’estate ci vediamo sempre a casa, in Brasile. Non possiamo più giocare a poker però perché i livelli sono diventati troppo diversi. Non ti puoi mettere a un tavolo con 5 mila euro quando davanti hai uno con 100 mila. Rischi troppo (ride).”

ZE LOVE – La vita di un calciatore non è però sempre rose e fiori come ribadito dallo stesso Zé Eduardo: “A 20 anni continuavo a giocare nelle Serie B brasiliana e volevo ritirarmi. Ero stanco, giravo da un prestito all’altro e i soldi non arrivavano quasi mai. Mio fratello invece lavorava duro e divideva il suo stipendio con me per aiutarmi a seguire il mio sogno di fare il calciatore. Prendeva circa l’equivalente di mille euro e lo dividevamo a metà, capite cosa significa? Diceva: “lo faccio perché tu possa continuare a vivere il tuo sogno”. Passarono pochi mesi, segnai diversi gol, un bel giorno venne un osservatore del Santos a vedermi giocare contro il Portuguesa. Feci una partita pazzesca e il gol dell’1-1. Alla fine venne negli spogliatoi e mi disse: “Ti porto al Santos ma solo sei mesi in prova, non guadagni molto e non hai il posto, vediamo come va…”. Andai e nei sei mesi dopo partivo sempre in panchina ma facevo gol appena entrato. Un filotto pazzesco, ogni volta così. Non solo mi presero per l’anno dopo, quello concluso con la Libertadores, ma mi rinnovavano di continuo il contratto per blindarmi. Ecco chi è Ze Love, non solo quello che qualcuno vuol descrivere”.