Guardiola e il tabù delle semifinali di Champions

Guardiola e il tabù delle semifinali di Champions

Josef Guardiola, Bayern Monaco - Fonte account Twitter ufficiale Bayern Monaco
Josep Guardiola, Bayern Monaco – Fonte account Twitter ufficiale Bayern Monaco

Un vero e proprio tabù quello che accompagna Josep Guardiola nella semifinale di Champions League di questa sera contro l’Atletico Madrid. Il tecnico catalano infatti sulla panchina dei tedeschi non è mai riuscito a battere una squadra spagnola in una semifinale della competizione europea. Oltre alla pressione che l’allenatore ex Barcellona ha ammesso di sentirsi addosso per l’attesa dei tifosi bavaresi di vincere la Champions, quindi, Guardiola dovrà lottare e sconfiggere anche le statistiche del suo passato. Il cammino per i tedeschi non sarà dei più facili, e la squadra di Simeone certamente darà molto filo da torcere.

PRIMA CADUTA Nella semifinale del 2013-14 i bavaresi, detentori de titolo, erano la squadra da battere, e sembravano poter puntare dritti alla seconda coppa consecutiva. L’arrivo dell’allenatore spagnolo aveva portato molto entusiasmo nell’ambiente bavarese, ma qualcosa andò storto. Il Bayern Monaco nelle prime fasi della coppa spazzò via con molta facilità tutti gli avversari che si trovò di fronte, e approdò senza problemi in semifinale con il Real Madrid di Carlo Ancelotti. I Blancos erano alla ricerca della “Decima”, e fu forse quello che dette la spinta necessaria a battere i tedeschi. Il Bayern arrivo alla semifinale con il campionato in tasca già da qualche settimana, e la Champions vinta l’anno prima aveva fatto abbassare la guardia ai biancorossi. La squadra di Ancelotti con concentrazione e tenacia spazzò via la squadra di Guardiola con un punteggio complessivo di 5 a 0. Il pubblico tedesco non si rammaricò troppo, avevano vinto la coppa solamente l’anno prima, e il tempo per bissare il successo era ancora molto.

SECONDA CADUTA Dopo aver rifilato 7 gol allo Shakhtar e 6 al Porto, la squadra tedesca arrivava a giocarsi la semifinale di Champions contro il suo passato, il Barcellona dell’amico Luis Enrique. I sentimenti giocarono un brutto scherzo, e la vittoria all’Allianz Arena per 3 a 2 non bastò a recuperare il passivo accumulato al Camp Nou. Gli uomini di Guardiola per il secondo anno consecutivo venivano eliminati dalla coppa per mano di una squadra spagnola. I tifosi e la società si aspettavano certamente qualcosa di più dallo spagnolo, preso nel 2013 proprio per vincere la Champions League, ma anche questa volta il cammino si fermò alle porte della finale.

Oggi Guardiola è sotto pressione: l’ambiente Bayern gli chiede con insistenza la coppa, e il ricordo delle semifinali degli scorsi anni farà sicuramente paura. Il tecnico catalano dovrà dimostrare di essere all’altezza della situazione, dovrà dimostrare di saper esaudire le richieste dei tifosi e della società sconfiggendo l’amata e odiata Spagna. Solo così potrà affermarsi come il migliore del mondo: andandosene da vincente qual è.