La Juventus balla la Dab (e Pogba con lei)

La Juventus balla la Dab (e Pogba con lei)

pogba

Essere (campioni), o non essere, questo è il dilemma: se sia più nobile nella mente soffrire i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna o prendere le armi contro un mare di affanni e, contrastandoli, porre loro fine? Dobbiamo ricorrere all’Amleto di Shakespeare per tratteggiare un quadro della stagione di Paul Labile Pogba, impressionista francese del calcio moderno. Un quadro dipinto da Pogba avrebbe tutti i tratti dell’impressionismo: l’interesse  è rivolto al colore della giocata più che al disegno dello schema, sulla tela ci sono tutte le emozioni dell’artista, senza freni inibitori. Delle rapide pennellate, giocate che squarciano le geometrie, eleganti nella loro primordialità. Il 2016 ha portato in consegna al panorama calcistico un giocatore nuovo, responsabile senza essere ingessato, fantasista e fantasioso (alle volte troppo, ma fa parte del personaggio) senza per questo eccedere nell’egoistico autocompiacimento.

Rimettendo l’orologio indietro fino ad ottobre la musica cambia: da una sinfonia trionfale passiamo ad una marcia opprimente. La Juventus non sta andando bene, anzi, sta andando decisamente male. Paul Pogba è irriconoscibile: in molti dicono che la maglia numero dieci è pesante, troppo per un ragazzo come lui, i più arditi parlano di uno che se ne vuole già andare, per alcuni è distratto dalle voci di mercato. Nel centrocampo bianconero non trova supporto: Marchisio e Khedira sono out, Evra non si sovrappone quasi mai, lui è confinato con i piedi sulla linea laterale e spesso ha tre avversari su di lui, preoccupati di soffocare il suo genio piuttosto che gli onesti mestieranti suoi compagni di reparto, i tifosi lo fischiano quando perde palla provando una giocata, lui è arrabbiato (e nell’esultanza dopo il gol contro il Torino non lo nasconde). Il francese ha preferito prendere le armi contro il mare di affanni invece di soffrire nella mente i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggiosa fortuna: il finale di 2015 è in crescendo, tornano i titolari e nella Juventus torna il sereno. Molte vittorie consecutive, ma il miglior Pogba ancora manca all’appello.

Così arriviamo all’anno domini 2016, che è l’anno di Paul Pogba: il francese è entrato in quattordici reti, quanto Higuain, con cinque gol e nove assist. Ha potuto liberare il suo genio e metterlo al servizio della squadra, si è caricato i compagni sulle spalle a suon di giocate, è stato capace di accentrarsi per impostare l’azione senza defilarsi, aiutato anche dai compagni. E’ diventato un esempio, mostrando la miglior fase difensiva del suo quadriennio bianconero, sporcandosi gli scarpini e recuperando palloni come il più onesto dei gregari, trovando anche il tempo di accendere la luce. Tutto questo al ritmo di Dab Dance, danza hip hop nata negli Stati Uniti, dove la scorsa estate il francese ha passato le vacanze. Perché Pogba è il calciatore 2.0: rispecchia perfettamente la generazione in cui vive, è sempre più un fenomeno di costume oltre che di sport. Instagram, Twitter, Facebook, la moda, il taglio di capelli che possiamo definire estroverso a dir poco, ma anche la mamma portata alla cerimonia del Pallone d’Oro, il bambino impaurito consolato al Matusa di Frosinone. Il tutto nel contenitore di un corpo eccezionale, di una tecnica di base impressionante e di una grande professionalità, di allenamenti casalinghi dopo quelli con la squadra. Agitare non mescolare.

Quando si parla del giocatore Pogba, numero dieci della Juventus, non si possono prendere i suoi aspetti singolarmente: le sue caratteristiche, avulse dall’insieme, si possono trovare in molti altri giocatori. Ci sono calciatori con la sua tecnica, altri con il suo fisico, alcuni che rispettano i compagni nonostante il palese divario con loro, altri che vivono il calcio con lo stesso livello di professionalità. Ci sono calciatori con il suo estro debordante e qualcuno che non si vergogna della sua umanità, c’è anche chi è un vero e proprio fenomeno di massa. Ma tutto, insieme, in un solo calciatore non possiamo trovarlo adesso sul pianeta Terra se non nella figura di questo ragazzo della periferia parigina, che da piccolo giocava assieme ai fratelli nei campi d’asfalto.