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calciomercato

Calcio di fine aprile, gare spalmate su più giorni, le prime partite inutili e la sensazione angosciosa che annuncia la fine imminente del campionato. Tre giornate per dirsi addio, il quindici maggio all’orizzonte e il pallone in ripostiglio. Tifosi e addetti ai lavoratori, per sopperire alla mancanza, provano a raccontarsi vicendevolmente le più improbabili bugie: i play off di serie B, gli europei, la Copa America, finanche le Olimpiadi. Non si resta all’asciutto e poi da luglio cominciano i ritiri, le prime amichevoli, i primi volti nuovi e…il calciomercato! Un susseguirsi di nomi, suggestioni, suggerimenti, lungo (se tutto va bene) almeno tre mesi. Chi se ne occupa, per lavoro o semplicemente per passione, crede (più o meno legittimamente) di raccontare i sogni e le ambizioni degli spettatori, presi da circo mediatico estivo, per alcuni attraente, per altri deprimente. Un’estate a rincorrere l’uomo giusto, a parlare di clausole, ingaggi, diritti d’immagine, mediatori e procuratori. A qualcuno piace, tanto che portali internet, trasmissioni e giornali vivono, durante quei giorni, momenti di gloria assoluta, irripetibili durante il monotono inverno, intervallato soltanto da quel maledetto/benedetto mese di gennaio che riapre i battenti del calcio non giocato.

Un meccanismo ancor più perverso perché innescato nel bel mezzo del campionato. Ma piace a tutti, fa lavorare tutti, sposta soldi e mai equilibri e in fondo va bene così. Le ragioni per amare il mercato dei nomi, lontano anni luce dalla realtà, restano avvolte nel mistero mentre i motivi opposti alla regola base, offrono un’alternativa di pensiero piuttosto chiara. Una minoranza rumorosa uscita allo scoperto già da qualche giorno, quindi in anticipo sui tempi. Siamo ad aprile e già si parla con insistenza di mercato: Cavani, Pogba, Gomes, i primi tre nomi che segneranno le ormai consuete telenovelas estive. Coloro che proprio non riescono a resistere al pensiero di dover convivere (da oggi fino all’ultimo giorno di agosto) con il calciomercato, possono “consolarsi” con la lista proposta di seguito:

Dieci buone ragioni per odiare il calciomercato

1 Dover conseguire una laurea in economia e commercio per capire quanto una singola società possa investire sul mercato. Il numero dei nomi sparati ad minchiam si ridurrebbe drasticamente.

2 Mettersi nei panni dei tifosi del Napoli, esperti nell’ordine di: diritto sportivo, diritti d’immagine e clausole rescissorie. Un inferno.

3 Discutere con gli amici sulla differenza tra ufficiale e ufficioso.

4 Dover scegliere tra una bufala aversana a pranzo e una bufala giornalistica a cena.

5 Assistere alla presentazione di illustri sconosciuti che si lanciano senza remore in paragoni arditi.

6 Ascoltare discorsi del tipo: “quello lì non li vale un euro, c’ho un amico che gioca con la Sacilese ma nessuno lo nota perché non è raccomandato”.

7 Scrivere su facebook la probabile formazione del nuovo anno e rispondere ai commenti il quindici agosto

8 Cedere al fascino del nome esotico, a prescindere dalla qualità

9 Rispolverare la solita battuta su Aristoteles

10 Fingere di credere che anche il Carpi, con un  paio di acquisti indovinati, può puntare allo Scudetto.

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