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“Ventidue stranieri in campo? Una sconfitta per il calcio italiana”. Si apre così l’intervista concessa da Paolo Pulici al portale mondoudinese: “oramai di italiani non ce ne sono, e questo mi sembra assurdo. Non siamo più capaci di giocare? Il nostro è diventato un campionato di Serie B. Una volta erano due o tre per squadra, oggi ci sono due o tre italiani. Qua non si tratta di Udinese o Inter o Napoli: la Nazionale è lo specchio di quanto succede. Un esame di coscienza i presidenti se lo dovrebbero fare. Questo non è più un campionato italiano. Un nonnino al Filadelfia una volta mi disse: ‘ricordati che voi giocatori senza tifosi non siete nessuno’. Oggi i giocatori si metterebbero a ridere se gli dicessero questa frase, ma non si rendono conto che la gente sta scappando”. Spazi sempre più ridotti per i giovani talenti del calcio italiano:

“Oggi i giocatori vivono con i procuratori, una volta io o Zico, per esempio, non avevamo agenti: trattavamo noi stessi con i presidenti. L’anno scorso il Torino campione d’Italia Primavera non ha portato nessuno in prima squadra? Com’è possibile?  Qui la colpa è di Ventura. O lui o la società non li vogliono. Non è difficile far esordire in A qualcuno, non esiste gap: il sottoscritto ha esordito a 18 anni, erano incoscienti allora a mettere dentro me o Rivera? Prima esordivi a 18 anni in A e arrivavi a 22 in nazionale. Oggi si dice che il calcio moderno è più veloce, ma nessuno mi ha detto che differenza c’è tra il possesso palla e la melina. Le squadre B? Sono buffonate, servono solo ai presidenti per avere più di una squadra. Ma a cosa serve? Hai la Primavera, allora perché non sfruttarla? Lì ci dovrebbero essere i ragazzi pronti per la prima squadra. Poi vediamo che la Juve vince perché ha 4-5 giocatori italiani e per il prossimo anno si è già pensato di prendere i migliori U21 azzurri”. In fuga anche gli allenatori italiani:

“Perché Ranieri, Ancelotti e Guidolin, per citarne tre, devono rimanere? Se non possono decidere, se ne vanno. Se devono fare come vogliono -prosegue Pulici- i presidenti siamo finiti”. E il Torino? “A Torino il gap con la Juve è difficile da colmare: devono prima di tutto riconquistare la grinta che c’era una volta in quella società, quando ogni gara era una battaglia. Non eravamo i più bravi, ma dovevamo dimostrarlo domenica dopo domenica”.

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