Torino da mal di testa, storia di una malattia incurabile

Torino da mal di testa, storia di una malattia incurabile

Festa granata dopo la vittoria contro l'Inter - FOTO: Twitter Opta Paolo
Festa granata dopo la vittoria contro l’Inter – FOTO: Twitter Opta Paolo

Esistono tanti modi per catalogare una stagione, ma 35 giornate alle spalle bastano e avanzano per trarre conclusioni esaustive su quanto fatto durante l’anno, ammettere gli errori e capire cos’è mancato. Il campionato del Torino di Giampiero Ventura è stato un’altalena, l’inizio esaltante (10 punti nelle prime 4 giornate), poi la brusca frenata, l’ultima mini serie positiva prima del k.o. interno con il Sassuolo in cui sono racchiusi tutti i difetti di una squadra profondamente diversa da quella spumeggiante degli anni scorsi e che ha pagato dazio soprattutto in un fondamentale, un tempo suo punto di forza.

A mancare più di tutti sono state le reti dei difensori centrali, il collaudato trio Maksimovic-Glik-Moretti, 1,88 di statura media, forti fisicamente e presenti non soltanto nella propria area di rigore ma principalmente in quella avversaria. Una flotta area decisiva un anno fa, con Glik autore di ben 7 gol e 2 assist vincenti sugli sviluppi dei calci piazzati, tanto cari anche all’Empoli di Maurizio Sarri, un altro che non è riuscito a replicarne l’incidenza nel suo primo anno sulla panchina del Napoli. Un anno si sa, non è come l’altro e viceversa, ma i meccanismi rodati di un sistema difensivo (abile a proporsi anche in avanti) dovrebbero essere mandati a memoria da giocatori abituati a giocare assieme e fare la differenza; ma chi si attendeva il bis dal capitano granata, oggetto del desiderio di tantissimi fantallenatori in sede d’asta precampionato, è rimasto deluso, ricavando stavolta quasi esclusivamente “malus” (10 cartellini gialli in 32 presenze). Fa specie notare l’involuzione sulle palle inattive degli uomini di Ventura, dove proprio Glik è stato l’anello debole della catena, beffato nel giro di pochi giorni prima da Totti, poi da Peluso; c’era lui infatti in marcatura sul dieci giallorosso, lasciato libero di colpire indisturbato, e sempre lui sul difensore del Sassuolo, di nuovo a segno a distanza di quasi 3 anni, capace di sovrastarlo senza grossi problemi e indirizzare definitivamente la partita.

Glik come emblema di un fallimento dunque, tattico prima che tecnico, o forse semplicemente psicologico e motivazionale (il ciclo del tecnico genovese sembra ormai giunto al termine); sono ben 17 le reti subite dal Torino su calcio piazzato, di cui 12 di testa. Nessun altra squadra di A vanta un simile primato negativo, con il difetto che si acuisce notevolmente se si analizza il dato relativo agli ultimi 9 gol subiti in campionato, 7 dei quali scaturiti da palla inattiva, 5 nei minuti finali. Numeri e statistiche che di certo non spiegano in modo esaustivo il non esaltante Toro di questa stagione, ma fotografano alla perfezione ciò che è mancato rispetto al passato. Con 3 turni ancora da giocare, l’obiettivo è cercare di arginare la preoccupante emorragia, prima di voltare pagina e guardare al futuro.