Pogba: “Voglio diventare una leggenda del calcio. Più di Pelé e Maradona”

Pogba: “Voglio diventare una leggenda del calcio. Più di Pelé e Maradona”

Pogba Juventus-Milan
Fonte foto: www.juventus.com, Foto LaPresse – Daniele Badolato

Paul Pogba, centrocampista della Juventus e della Nazionale francese, ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de “La Repubblica”. Ecco le sue dichiarazioni:

LEGGENDA – “Come Pelè o Maradona. Anzi, di più. Una leggenda del calcio. Io non dico che sono il più forte,  ma che voglio esserlo”.

VINCERE – “Ho un problema: odio perdere. E poi mi piace essere originale, voglio fare quello che nessuno ha fatto mai. Io lavoro tanto perché voglio diventare perfetto e perché quando vinco sono felice”.

FRANCIA – “Lascio che la gente lo dica. I fatti sono altri: nel 2014 non ero nella top 11 della Fifa, nel 2015 sì. E nel 2016 ci sarà. Non lavoro per essere il più amato, ma il migliore. Sono orgoglioso, ma non geloso né invidioso: se Lloris è il più amato, sono felice per lui”.

MIGLIORARE – “Puoi fare sempre di più e meglio. Michael Jordan non ha forse ammesso di sbagliare tanto? L’importante è andare oltre. A volte gioco bene, a volte male. Odio sbagliare, ma sbagliavo di più quando giocavo per strada, e facevo esattamente le cose che faccio adesso. Migliorare è sbagliare meno: si chiama esperienza, appunto”.

+5 – “Quella mattina mi svegliai e pensai: voglio scrivere +5 sulla maglia con il pennarello. Era semplicemente una cazzata”.

LAMPARD – “Il centrocampista che voglio essere è quello che sa fare tutto e lo sa fare al top: tirare, dribblare, segnare, difendere. Voglio diventare come Lampard, ma di più”.

SOLDI – “Stavo bene anche prima. So che i soldi vanno e vengono e sarei un ipocrita se dicessi che non averne è uguale, ma per me è la conseguenza del tuo lavoro: più sei forte, più guadagni. Ronaldo merita quello che prende, mica ruba”.

PAZZIA – “Due paia di Louboutin. Costavano una follia, ho avuto mal di pancia per una settimana. Mamma che ho fatto, continuavo a ripetermi. I soldi servono anche ad aiutare gli altri, ma non mi piace parlare di questo”.

CAPELLI – “La gente guarda, ma io non faccio queste cose per essere guardato: le faccio per me. Ballavo anche da piccolo, mi facevo i capelli strani anche da piccolo, solo che non avevo gente attorno. Se a calcio si giocasse senza pubblico, io sarei esattamente lo stesso. Ma siamo nel 2016, il mondo va così. Dovreste vedermi come sono quando non gioco. Rido, faccio ridere, cerco di essere felice, vado al Carrefour a comprare il latte. Non passo il tempo a controllare quanti followers ho. Abito in un quartiere poco chic così non mi viene la tentazione di uscire e riposo di più”.

FUTURO – “Ho un contratto, non è che posso svegliarmi la mattina e andare in Inghilterra. Chiedete a chi si occupa di questo. Per me il calcio è quello che si gioca. E io sono quello che fa i gol, che vuole vincere, che si pettina così, che balla: sono questi i miei argomenti. Io sono la Pioche, come mi chiama mia mamma pensando a quel comico francese che riesce sempre a convincere la gente a fare quello che vuole lui”.

PRESSIONE – “La pressione non so cosa sia. Il calcio è istinto, Messi è istinto. Io gioco di istinto: se vedo un buco, cerco di buttarmi dentro, senza pensare”