Atalanta, Sportiello: “Peccato, potevamo lottare per l’Europa”

Atalanta, Sportiello: “Peccato, potevamo lottare per l’Europa”

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Dalla Serie D alla Serie A, una scalata che in molti sognano ma che in pochi riescono a fare. A Marco Sportiello è successo, ed ora sogna anche la Nazionale. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, il portiere dell’Atalanta ha parlato della sua crescita, della stagione in corso e del suo futuro. Sempre con un occhio al passato e ad una carriera cominciata con la scelta forte di andare a giocare in Serie D piuttosto che in Primavera: “Una scelta mia, e penso sia stata la più giusta. Nelle giovanili non hai l’assillo dei tre punti, alla società non interessa se vinci o perdi. In D invece ti trovi subito con gente adulta, che gioca per lavoro e ci mantiene la famiglia. È più dura, ti svegli prima.” 

PROFESSIONE PARARIGORI – “I 3 rigori parati? Ero sempre lì a dirmi: ‘Cavolo, non ne prendo uno’. O meglio, a Poggibonsi uno lo parai, ma sulla ribattuta mi fecero gol. A Carpi zero, e me ne tiravano tanti. Nelle serie inferiori c’è gente che i rigori li calcia da maestro, ti guardano fino all’ultimo e te la mettono dove vogliono. In A ne ho visti meno così. Come si parano? Un po’ ce l’hai dentro, e io da piccolo li paravo. Poi anche il portiere studia la gara e la prepara come gli altri. Infine la fortuna, cioè quando decidi di buttarti da una parte e poi all’ultimo momento vai dall’altra. Il rigore parato a Higuain? Non credo che Higuain pensi a me, magari non sa neanche chi sono. Io li affronto tutti come se fossero Higuain, sempre al 100%. Può fare gol chiunque. Piaccio al Napoli? So della stima di Giuntoli e la cosa è reciproca. Non so se sarò un osservato speciale, io penso a giocare e non ho paura un giorno di difendere i pali di una grande. Paura di non essere titolare? No. Il posto non è sicuro da nessuna parte, te lo devi guadagnare. E anche se parti titolare e poi fai degli errori, non giochi più. Fa parte del mio lavoro. Io essenziale e poco spettacolare? A me non piace esasperare gli interventi che faccio, nel mio ruolo non posso permettermi di esaltarmi né di abbattermi.Dopo una gran parata, penso sempre che la partita non è finita. Basta una palla sporca, un’uscita con sufficienza e vanifichi ogni cosa buona. La freddezza? Per fortuna fa parte di me”.

STAGIONE DI RIMPIANTI – “Quanto ha reso l’Atalanta rispetto al suo potenziale? Penso al 50%. Abbiamo raggiunto l’obiettivo, ma con questa squadra potevamo fare meglio. Mai la fortuna dalla nostra, mai una di quelle partite che ‘rubi’, che uno si tira addosso e la palla entra: niente, sempre fatica. Ma nelle ultime gare, quelle in cui servivano uomini in campo, abbiamo dimostrato di esserlo. Europa? Il Sassuolo ha 11 punti più di noi, che siamo stati quasi tre mesi senza vincere. Più continuità in quel periodo, e magari eravamo lì a giocarcela. Il Carpi? Spero che si salvino. Sono sincero: non avrei mai detto che sarebbero arrivati in A. Ma se la sono guadagnata e stanno meritando anche di restare qui. Un compagno che avrebbe meritato la scalata dalla D alla A? Emilio Dierna, difensore. Ora è alla Viterbese, però può giocare ben più in alto. Ha quasi 30 anni, ma anche tutto per farcela. Chi porterei all’Atalanta? Radunovic, l’altro portiere. Forte, gran fisico, intenso, concentrato. Un altro Sportiello ? No , ognuno è fatto a modo suo. Ma io sono venuto dopo Consigli, e lui un giorno può venire dopo di me.”
Prossimi obiettivi?

CAPITOLO NAZIONALE – “Prossimi obiettivi? Finire bene il campionato, e poi l’Europeo. Ricordo quello del 2012, lo vedevo a Riccione con un amico in un bar. Ci credo? Certo. Se Conte chiama, vado al volo, per qualsiasi cosa. È un orgoglio enorme vestire i colori della tua nazione, già solo essere citato tra i papabili è un onore. E poi l’Italia per me arriverà fino in fondo. È ben guidata, ha perso pezzi importanti come Marchisio, ma ha anche gli uomini giusti per rimpiazzarli.
Meglio l’entusiasmo di un giovane o l’esperienza di un vecchio?Un giovane non è per forza meno esperto, così come magari uno che gioca da 20 anni è più giovane dentro di uno che lo è anagraficamente. Buffon a 38 anni pare che ne abbia 20. Donnarumma ha avuto un club bravo a crederci e lui altrettanto a cogliere l’opportunità. È la via giusta. Cosa faccio nel tempo libero? Cinema. Amo gli horror, ma ora con mia moglie ne guardo meno. E mi sto disabituando anch’io, ne ho visto uno l’altra sera e sono andato a letto con una fifa… Totti o Spalletti? Tutti e due. Uno segna, l’altro lo schiera bene, per il bene della Roma è ok. Cholista o barcellonista? Qui dico Simeone. Non lo conosco ma mi pare uno di carisma, un grande allenatore”.