Ferrari, Arrivabene pensa in grande: “Basta puntare al 2° posto”

Ferrari, Arrivabene pensa in grande: “Basta puntare al 2° posto”

 

Maurizio Arrivabene
Maurizio Arrivabene (©Getty Images)

Le prime tre gare sono state avare di soddisfazioni per la Ferrari, soprattutto pensando al potenziale espresso dalle vetture di Maranello. In questo momento il problema principale sembra essere l’affidabilità, ma il team principal Maurizio Arrivabene, intervistato dalla Gazzetta dello Sport, afferma di aver messo in conto problemi di questo tipo.

PROBLEMA AFFIDABILITA’ – “Rompiamo di più? Ma il carro armato ora deve diventare un caccia a reazione, che ha una tecnologia molto più complicata. Se vuoi continuare a sviluppare la power unit, man mano che fai dei passi devi aggiornare tutti i componenti intorno al motore, la parte ibrida ed elettronica. Ovvio che ti prendi dei rischi. Ma lo devi fare se vuoi essere più bravo di chi oggi è il migliore. Poi bisogna essere abili anche a gestirli, i rischi, se devi avere problemi è meglio ora che a metà o fine stagione, quando immagino e spero che la battaglia si farà più dura. Se sposi una filosofia d’attacco, devi guardare il campionato nella globalità dandoti obiettivi precisi. Non credo sia troppo tardi perché rispetto al 2015 dobbiamo correre due GP in più. Vero che non abbiamo finito una gara con Vettel, ma siamo sempre stati sul podio. Terzo motore in 4 gare? Ma bisogna sempre considerare il totale delle power unit a disposizione, sento parlare di ‘motorone’. No, tutti i propulsori sono buoni, si tratta di gestirne la rotazione in base alla necessità”.

LOTTA MONDIALE – “Io non darei per scontato che sia un vantaggio avere Nico leader, nella vita vince anche chi ha più fame. Vale per Rosberg lo stesso discorso che faccio per noi: dipende da quanto coraggio, da quanta voglia c’è di lottare. Lui lo farà per restare davanti, noi per andarlo a prendere. Livellamento di prestazioni tra Seb e Kimi? Non credo che Vettel offra prestazioni inferiori all’anno scorso. Ovvio che, avendo vinto tre volte nel 2015, sia percepito come numero 1. Ma nella realtà noi abbiamo due piloti molto buoni, vogliamo che il primo rivale sia il proprio compagno di squadra e poi che vinca il migliore, senza fare ‘cinesate’. Cos’ha detto Marchionne? Stiamo parlando del presidente, di una persona che non ci sta a perdere, che per di più è anche tifoso. Quello che doveva dire, lo ha detto pubblicamente. Con me non ha aggiunto nulla. Il rinnovo di Kimi? Quando c’erano le sospensioni attive ho visto un tale Nigel Mansell vincere il Mondiale a 39 anni. Su queste macchine molto futuristiche non credo che un pilota invecchi di colpo o improvvisamente diventi una ‘chiavica’. Ma è presto per prendere una decisione”.

PRESTAZIONI –In questo momento il concetto di accontentarsi di essere secondi non deve essere neppure nominato. Poi valuteremo alla fine. Paura del ritorno della Red Bull? Io non ho paura, anzi sono contento perché la F.1 deve essere una competizione aperta. Se avessimo paura, non ci prenderemmo rischi come col motore. Contento perchè non usano motori Ferrari? Questo è da dimostrare. In F.1 non ci sono certezze, e poi vorrei aggiungere che per i piloti il nostro è un ottimo telaio. Dal prossimo anno sparirà il sistema a gettoni per lo sviluppo del motore? Penso che sia positivo, perché è nel dna della Ferrari la ricerca estrema della prestazione”.

 

FUTURO – “Chi spende di più va più veloce? Non è scritto sulla roccia. Cosa vuol dire spendere di più? In F.1 c’è chi come la Ferrari si costruisce tutto e chi fa solo i telai. Dire così è semplicistico. La Haas a esempio, anche se al debutto, ha dimostrato di saper far bene. Le prestazioni non dipendono solo da un fattore economico ma anche dal gruppo di tecnici e dall’esperienza. E la Ferrari è qui da sempre, questa lunghissima esperienza è diventata il dna dell’azienda. Io cambiato da quando guido il team? Se lo fossi mi spaventerei, perché io cerco di restare sempre me stesso. Il mio futuro? In tutte le aziende, non solo nello sport, hai degli obiettivi e, se non li centri, rischi. Ma lavorare sul filo del rasoio è cosa buona, perché ti spinge a dare il massimo e a crescere”.