Eriksson: “Quando sostituivo Mancini dovevo foderarmi le orecchie”

Dario Marotta
01/05/2016

Eriksson: “Quando sostituivo Mancini dovevo foderarmi le orecchie”

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Da Shanghai, dove vive e allena, Sven Goran Eriksson ripercorre il suo glorioso passato italiano, costellato da indimenticabili trionfi: i sette trofei con Lazio “La squadra più forte che abbia mai allenato”, il rapporto con Mancini e Simeone e tanto altro ancora nell’intervista rilasciata dallo svedese ai microfoni della gazzetta dello sport:

“A Shanghai vivo benissimo ma Roma resta la città più bella del mondo e un pezzo del mio cuore è rimasto lì. Manco da almeno quattro anni, ma ho un fisioterapista italiano e con lui naturalmente si parla del vostro calcio”.

Sven Goran Eriksson, lo sa che proprio a Roma stasera si incontreranno da allenatori Simone Inzaghi e Roberto Mancini?

“Incredibile. O meglio no, me lo aspettavo. Quella Lazio che ho guidato fino al 2000 è la squadra più forte che ho mai allenato. Quanta personalità, quanta qualità tecnica. Cerco affettivamente di seguire tutti quei ragazzi”.

Oggi formano più di una squadra di allenatori: Peruzzi, Negro, Mihajlovic, Nesta, Pancaro, Simeone, Almeyda, Sensini, Sergio Conceiçao, Stankovic, Inzaghi, Crespo, Lombardo, Marcolin.

“Per me era bellissimo guidarli, ma anche dura lasciarne qualcuno fuori. Penso soprattutto a Simeone che era bravissimo tatticamente come centrocampista, ma avevo gente ancora più forte”.

Una volta, prima di un Feyenoord-Lazio di Champions del 2000 Simeone ci sussurrò: “Sono in forma e se lo svedese non mi fa giocare lo ammazzo”. Non giocò ma ammise: “Ha avuto ragione lui. La squadra ha giocato meglio”.

“Bello! Questo non lo sapevo, ma non ho dubbi che ci sia la sua essenza. Certo non era semplice gestire un gruppo con quel carattere, ma abbiamo vinto tanto, ben 7 trofei”.

Mancini era un po’ fumantino…Nonostante la stimasse brontolava sempre quando veniva sostituito.

Dovevo foderarmi le orecchie per non sentirlo. Ma lui è un genio del calcio e siamo grandi amici. Fin quando se la prendeva con me andava bene, solo che spesso era arrabbiato con gli arbitri”.

E anche con i compagni non era tenero. Come quella volta da vice in panchina che diede del “deficiente” a Inzaghi per un cucchiaio maldestro su rigore.

“Ricordo (ride di gusto, ndr). Simone la fece grossa, e fece arrabbiare anche me perché il rigorista era Crespo. Ma Mancio era quello che aveva insistito per prendere dal Piacenza Simone e col suo arrivo si vinse lo scudetto. Un centravanti molto potente fisicamente, faceva gol e infatti fu il nostro capocannoniere stagionale, anche se avevamo già Salas. Un grande lavoratore. Fra Pippo e lui in quella famiglia si vive di calcio. È molto preparato e spero riporti in alto la Lazio, che mi è rimasta nel cuore”.

Inzaghi-Mancini a Roma, mentre in Spagna impazza il cholismo, contrapposto al tiqui-taca del Barcellona.

“E io tifo per l’Atletico Madrid di Simeone. Mi affascina il suo calcio, ne abbiamo parlato anche l’estate scorsa quando ci siamo incrociati in Cina per un’amichevole. Mi ha detto che ha preso qualcosa anche da me e ne sono orgoglioso. Il calcio, al di là dei moduli, è fatto di tanti uno­contro­uno, se li vinci costruisci gioco e se hai la possibilità vai rapido verso la porta. Simeone era durissimo come giocatore e lo è ancor di più da tecnico. Le sue sedute sono come partite e poi in campo raccoglie i frutti del suo lavoro. Il pressing che attua la sua squadra è davvero impressionante. Un esempio da seguire per tutti”.

Cholismo batte tiqui-taca?

“A me piace molto vedere il Barcellona quando è in forma gestire il pallone. Bellezza pura. Ma non tutti possono schierare Messi e Suarez. E allora bisogna lavorare sull’organizzazione, sulla corsa, per questo dico che Simeone è un esempio per tanti club. Ho controllato le statistiche: nessuno nella Liga corre più dell’Atletico. Così come il Leicester in Premier va più forte di tutti”.

L’ha sorpresa Claudio Ranieri?

“Per niente. Lo conosco molto bene e lo stimo moltissimo come persona e tecnico. Ho seguito tutte le partite e tifo per lui. Quella del Leicester è una favola meravigliosa nella Premier e per tutto il calcio europeo. Non è facile emergere fra tanti club che hanno budget nemmeno paragonabili al tuo. Claudio ha costruito un grande gruppo, che esprime tanta aggressività agonistica e strameritando di vincere un titolo che mi auguro possa festeggiare già oggi. Voi spesso criticate il vostro calcio, ma questi successi nascono anche dall’Italia e dall’applicazione tattica estrema della Serie A”.