A tutto Koulibaly: “Sognare un grande club? Ci sono già”

A tutto Koulibaly: “Sognare un grande club? Ci sono già”

Koulibaly Napoli
Koulibaly, foto fonte: Official SSC Napoli Twitter account

Ospite de Le Maitres de Jeu, trasmissione andata in onda sulla televisione senegalese Télé Futurs Medias, il calciatore del Napoli Kalidou Koulibaly ha rilasciato alcune dichiarazioni prima del silenzio stampa indetto dal club azzurro. Di seguito parte dell’intervista tradotta dalla dott.ssa Valentina Anacleria per CalcioNapoli24. Così Koulibaly: “A Napoli sto molto bene. La città è magnifica. Sul piano calcistico va tutto bene. Ho anche la possibilità di giocare nel Senegal e lo faccio con grande onore. Giocare nel Napoli al fianco di giocatori di livello ti permette di crescere ogni giorno. Si cerca di maturare accanto a giocatori come Higuain e Callejon. C’è anche Mertens che è un mio grande amico”.

“Era il dicembre del 2013, ero a casa con mia moglie e siccome ho un amico, Ahmed, che spesso mi chiamava, il giorno in cui mister Benitez mi ha chiamato io credevo fosse lui a dire: ‘Pronto, sono Benitez, l’allenatore del Napoli’. Io risposi: ‘Dai, smettila di sfottermi è da un po’ che non ci vediamo, magari vieni a casa, ti aspetto’, poi riattacco. Lo stesso numero mi richiama e riaggancio senza lasciarlo parlare. Il mio agente mi chiama e mi dice: ‘Benitez ti chiamerà fra qualche istante, quindi sta vicino al telefono’, ‘Credo che mi abbia già chiamato e gli ho staccato il telefono in faccia due volte. Dammi il numero, lo richiamo’, gli risposi. Alla fine mi richiama una terza volta e mi sono scusato. Mi ha detto che mi seguiva da un po’. Poi è tornato a cercarmi sei mesi dopo ed ero davvero contento, ho visto che era un uomo di parola. Sono venuto in Italia a metà campionato, in modo da potermi preparare per il successivo”.

“Mi sono formato al centro di Metz, poi sono stato rinviato perché mi dicono che il mio livello era insufficiente. Era il 2010, abitavo con i miei genitori e giocavo nella quinta divisione in Francia. Per me non era finito il calcio, ma volevo giocare a livelli più alti. Ho continuato la scuola, ho lavorato per ottenere la maturità. Ero contento di poter aiutare i miei genitori e di stare anche con loro che mi hanno aiutato molto psicologicamente dopo l’insuccesso al centro di formazione. Ho preso un’altra strada, sono cresciuto molto in tre anni. Due anni dopo Olivier Peran è venuto a cercarmi a casa e lo devo ringraziare. Gli allenatori hanno visto in me del potenziale, mi ha fatto piacere. Ho molto rispetto per le persone. Come molti, anche io ho sofferto. Mio padre ha lavorato tutta la vita per renderci felici, questi sono gli esempi che prendo in considerazione. Lui ha fatto brillare il suo nome a suo modo e mi ha dato modo di far brillare il mio a modo mio. E’ a lui che mi ispiro“.

“Sono sempre alla ricerca di un perfezionamento. So che ho ancora molto lavoro da fare e so di essere importante nel Napoli, dove ci sono grandi personalità. Cerco di rappresentare il Senegal in questa città. Il razzismo e l’episodio di Roma? E’ stato spiacevole, ma quando ho visto allo stadio tutte le mie foto, mi ha fatto davvero bene. Mi ha dato emozione perché ho capito di avere un grandissimo supporto, che avevo già ricevuto tramite molti messaggi sui social network. Poi il gesto dei napoletani: ciò mi ha fatto davvero un enorme piacere”.

“A 24 anni ho capito che era tempo di giocare in una nazionale e quando mi ha chiamato Aliou Cissé chiedendomi se mi interessava giocare nel Senegal gli ho chiesto un po’ di tempo per riflettere. Lui ha capito. La squadra mi è piaciuta, l’ambiente anche e ho capito che il mio posto era là. Una scelta importante. Non conosco molte cose del Senegal perché sono cresciuto in Francia, ma sono cresciuto a contatto con la cultura senegalese grazie ai miei genitori. Abbiamo bisogno di tempo, siamo una squadra giovane, molti giocano in campionati importanti. Bisogna qualificarsi per le grandi competizioni”.

“Se ho dei club in cui sogno di giocare? Sono già in un grande club che è il Napoli. Quest’anno abbiamo cercato lo scudetto, ho sempre sognato di giocare la Champions League e spero di giocarla col Napoli, poi si vedrà. Non ho molta voglia di lasciare questa vita, è davvero l’ideale per me. La mia famiglia sta bene, qui sono molto ospitali, la città non mi dà problemi. Credo che sia importante avere un equilibrio, oltre a quello professionale, quindi sono sposato, sono sette anni che sto con mia moglie, abbiamo avuto un bambino quest’anno. Sto bene, sono sereno in tutto quello che faccio”.