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Paulo Sousa, Fiorentina
Paulo Sousa, Fiorentina
Paulo Sousa, Fiorentina
Paulo Sousa, Fiorentina

Il tempo passa ma non sembra e la Fiorentina paga dazio. Nel quinquennio più noioso di sempre, almeno dagli anni 30′  – non un caso ci sia sempre di mezzo lo strapotere Juve -, a fare scalpore sono i voli di pindaro, più simili a quelli di Icaro, di chi sogni non può, e non deve evidentemente, avere a rendere più bello un calcio come quello italiano che oltre alla TV non buca più nulla, a partire dalle reti avversarie in Europa e nel Mondo (leggi Nazionale). Della serie “ci eravamo tanto illusi”. Si, illusi di poter vedere il Napoli combattere a “pane e Higuain” per lo Scudo, o di veder le outsider Champions – Inter e Fiorentina per intenderci – picchiare e menare fino in fondo per la 3° piazza. Sia mai, torniamo sulla terra e vediamo di farcela piacere per quello che è.

SOUSA SGONFIO Stanco e spossato. Un po’ come la compagine fiorentina, tanto ci ha fatto godere nel girone di andata che adesso ogni risultato vale una giustificazione; peccato che i campionati si compongano di 38 incontri e, come recitano i saggi, “i cavalli buoni si vedono in fondo”. Ergo, non era oro ciò che allora luccicava ne devastazione pura quella che si nota oggi. Il garantismo imperante obbliga un paese intero a srotolarsi anima e corpo – “saluto al sole” mode on – a quel che bello appare ma normale si dimostra, con l’aggravante di non criticare mai. La Fiorentina dei Della Valle non si esenta da tale canicola, annessi e connessi del caso, una stagione in chiaroscuro ci sta, semmai l’equa suddivisione di colpe, quella si, non è ammessa. Il tifo viola intanto ha perso entusiasmo, obbligato ad assistere ad un ping-pong di responsabilità interno ben più animato del gioco di una squadra che ha definitivamente dimenticato il calcio bailado. Chapeau.

AAA CERCASI Cambio di rotta. Ai toscani servono pochi elementi ma buoni, stop alla massa distratta e alle frizioni inutili, per giocare a calcio bisogna essere motivati e liberi di osare. “Dopo di me il diluvio” è un modo di pensare autoritario che mal si sposa con la realtà moderna, la Fiorentina – così come molte altre realtà sportive e non – sopravviverà ai singoli (chiunque essi siano), assurdo e impossibile pensare altrimenti. Bisogna ripartire dai tifosi, pool da amare e rispettare, passando per i comparti societari (meno business, che poi ad averlo visto), finendo a tecnico e giocatori. Per fare questo non servono milioni a palate, quanto idee e entusiasmo. AAA cercasi…

Stefano Mastini

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