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Gennaro Gattuso, attuale allenatore del Pisa ed ex calciatore del Milan, ha rilasciato alcune dichiarazioni durante la presentazione della TIM CUP. Ecco le sue parole riportate da milanews:

DIFESA – “Se lo fanno Simeone e Mourinho la chiamano organizzazione difensiva, lo facciamo noi lo chiamano catenaccio. Guardiola ha cambiato tutto, tutti i club sono andati a copiarlo e abbiamo perso i nostri punti di forza. E’ un grave errore, la scuola italiana ha quattro Mondiali, qualcosa di buono con il nostro stile lo abbiamo fatto…qualcosa si può cambiare, ma senza abbandonare le nostre origini. Non dobbiamo buttare quello che abbiamo fatto negli ultimi cinque anni”.

 

COPPA ITALIA – “Vincere aiuta a vincere, il fatto di portare a casa un Trofeo è qualcosa di importante, dopo non so cosa succederà, ma credo che il dottor Galliani e il Presidente Berlusconi siano i primi che vogliono riportare il Milan in alto, conosco bene Galliani, so quanto soffre. Io ho un’idea comunque, per il calcio italiano le milanesi sono fondamentali. Se torneranno grandi anche in Europa, avremo tante soddisfazioni”.

MILAN –  “La società sceglie i giocatori e l’allenatore decide chi va in campo, ma i giocatori devono dare tutto per il Milan. Per me giocare in quella squadra era un sogno, quando sono arrivato mi sono messo in riga e ho imparato tanto. Sento dire che i giocatori non sono da Milan, ma invece lo so, non sono scappati di casa. Quello che manca invece è il senso di appartenenza. Dei 30 anni di Berlusconi 25 sono stati indimenticabili, io ho fatto parte di quella società per 14 anni, nel mio periodo il Milan era una macchina perfetta, a tutti i livelli. Ci può stare un momento difficile per il club, ma non bisogna buttare quello che la famiglia Berlusconi, Galliani e altri hanno fatto per il Milan che è stato un fenomeno mondiale. Bisogna ritrovare l’identità, ma credo che molta colpa sia dei giocatori, che non stanno dando abbastanza per questi colori”.

GLI INIZI – “Usavamo i fusti della nafta come pali. C’è un dato che deve far riflettere, oggi i ragazzi giocano 8/10 ore la settimana, noi giocavamo 10 ore in un solo giorno. Oggi in Olanda i ragazzi giocano 24 ore la settimana. Dieci ore sono poche per far emergere il talento, ma i nostri figli sono fenomeni sulla Playstation e con il telefono. Noi invece sapevamo salire sugli alberi a dieci anni, adesso è impensabile. La tecnologia era diversa allora, ma a livello sportivo abbiamo molti meno fenomeni”.

ALLENATORE – “Non basta essere stato un grande giocatore, il calcio è cambiato. Bisogna essere preparati, coerenti e pronti a parlare bene con i ragazzi. E’ un mestiere molto difficile, per me è stato molto più facile fare il calciatore”

COPPA DEL MONDO – “Abbiamo fatto qualcosa di straordinario, ma adesso abbiamo tutti altre responsabilità. Quando mi alzo al mattino penso alla mia squadra, non a quello che ho fatto dieci anni fa”.

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