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bagnoli

A volte i miracoli possono accadere e, come ha imparato ieri sera Claudio Ranieri, lo sa bene anche Osvaldo Bagnoli, allenatore del Verona che nell’85’ vinse contro ogni pronostico lo scudetto. L’autore di quella splendida cavalcata parla del miracolo sportivo del Leicester, e spiega: “L’impresa del Leicester è stata diversa dalla nostra: loro l’anno prima si sono salvati, noi invece venivamo da una crescita graduale, l’anno prima eravamo arrivati sesti”. L’allenatore milanese ricorda i momenti che accompagnarono la stagione del suo Verona, e analizza le differenze con la squadra inglese guidata da Ranieri: “È un qualche cosa che evidentemente può succedere. Mi sono documentato ultimamente sul Leicester che non conoscevo. Loro come noi? Impresa diversa dalla nostra. Loro l’anno scorso si sono salvati dalla retrocessione. Noi eravamo arrivati prima quarti, poi sesti e infine primi. C’è un po’ di differenza. C’è un merito loro, se l’anno prima si sono salvati. E anche un po’ più di pregi”.

Intervistato da diregiovani.it, Bagnoli torna sulla vittoria che ottenne con la sua squadra 31 anni fa: “Nessuno pensava di vincere lo scudetto, avevamo ottenuto dei piazzamenti, c’era grossa soddisfazione”. Così come l’allenatore romano del Leicester, anche il vecchio allenatore del Verona sottolinea come, per la maggior parte, i meriti in questi casi siano dei giocatori: “Per me il merito era dei giocatori, andavano molto d’accordo, c’era armonia. Ricordo che l’ultimo dell’anno l’avevano festeggiato tutti insieme, con mogli, compagne e figli”. Bagnoli non ha mai pensato di andare a fare esperienza all’estero, per lui era impensabile a quel tempo, ma ci tiene particolarmente a fare i complimenti a Ranieri per aver vinto lo scudetto: “Facevo fatica a parlare inglese o francese, comunque preferivo rimanere in Italia. Certamente non sarei mai andato all’estero. A Ranieri faccio tanti complimenti. E non perché ha vinto uno scudetto all’estero, ma perché ha vinto uno scudetto. Punto. Vincerlo in Italia, in Francia, in Germania, in Inghilterra è sempre e comunque difficile”.

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