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L'esultanza di Alberto Gilardino. Fonte ANSA
L'esultanza di Alberto Gilardino. Fonte ANSA
L’esultanza di Alberto Gilardino. Fonte ANSA

Sulla cresta dell’onda dall’età di 17 anni, dai tempi dell’esordio in serie A nel Piacenza (stagione 1999-2000), classe ’82 e nessuna intenzione di mollare, cercando l’ennesima impresa di una carriera lunga e piena di soddisfazioni: salvare il Palermo, di scena a Firenze nel penultimo turno di campionato, proprio lì dove Alberto Gilardino è stato idolo e bomber, come del resto in qualunque squadra in cui abbia militato.

Il centravanti rosanero si racconta alla rivista Undici, regalando perle uniche nel suo genere che spiegano come abbia fatto un normo dotato a lottare ad armi pari con i tantissimi fuoriclasse alternatisi nel corso degli anni. “Quelli che nascono campioni, si contano sulle dita di una mano. Gli altri si devono formare con il lavoro, il sacrificio. Non solo fisico, intendo, ma anche mentale. Il calcio è molto testa. Molto.” Parole che cozzano terribilmente con le nuove generazioni, poco avvezze al sacrificio e sempre più abituate ad esaltarsi dopo qualche buona prestazione; una cosa è certa, di questo passo, sarà difficile veder nascere il nuovo Gila (“Paloschi ha fatto molto bene, tanti gol. Credo abbia avuto molta fiducia in sé stesso nel provare un campionato diverso come la Premier. Con lui ho giocato al Milan, si vedeva già che aveva la tenacia e la forza per diventare giocatore”).

Girovago del pallone (Piacenza, Verona, Parma, Milan, Fiorentina, Genoa, Bologna, Guangzhou, Palermo), Gilardino ha sempre mantenuto una continuità di rendimento formidabile e una media gol importante (sono attualmente 187 le sue reti in A), che ne fanno certamente uno dei migliori attaccanti italiani degli ultimi anni. “Per la persona che sono, nel momento in cui non sento più la fiducia del primo giorno, mi faccio da parte. La fiducia da parte della società, dell’allenatore, dei compagni. La fiducia è determinante, soprattutto per un attaccante”. E se il sogno è ovviamente quello di raggiungere quota 200 nella massima serie, magari proprio con la maglia del Palermo, secondo Gilardino per un giudicare un attaccante non bastano soltanto i gol: “Sono un attaccante che ha fatto gol, ma che comunque ha giocato per la squadra, per mettere i compagni nella condizione di segnare. Ho giocato anche per questo“.

 

 

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