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Arrigo Sacchi, commentatore Mediaset Premium
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Arrigo Sacchi rivela due importantissimi retroscena sul Milan e su Guardiola, parlando di un vecchio consiglio non ascoltato da Berlusconi e del tiki taka.

Ormai di diritto nella storia del calcio come uno dei tecnici più influenti di sempre, Arrigo Sacchi è praticamente un’istituzione, oltre che quasi un guru per chi ascolta le sue parole. L’ex allenatore del Milan e della Nazionale ha rilasciato un’intervista molto interessante a Radio Kiss Kiss, parlando di svariati argomenti.

Sacchi ha esordito innanzitutto sul tiki taka e su Guardiola, svelando parecchi retroscena nascosti: “Ho parlato con Guardiola. Mi ha chiesto se, guardando Bayern Monaco-Atletico, mi fossi divertito. Non potevo rispondergli di no. Vedete, Pep fa parte di quei tecnici che permetto allo sport del calcio di aggiornarsi e di essere attrattivi. E’ un grandissimo, Guardiola. Ma non è nato grandissimo, lo è diventato. Mi ricordo che all’inizio gli era stata affidata la Tercera del Barcellona. Come livello, direi, si tratta della nostra Lega Pro. A un certo punto il presidente del Barcellona lo chiamò per la Prima Squadra, però ad una condizione: non avrebbero dovuto giocare Ronaldinho, Deco, Henry ed Eto’o. Lui rispose nella seguente maniera: ‘I primi tre possono anche non mettere piede in campo. Io ti porto dalla cantera due validi giocatori, che erano Busquets e Pedrito, mentre Eto’o rimane’. Un allenatore fa così quando pensa che il gioco sia più importante dei giocatori. All’epoca Dinho, Deco ed Henry ti facevano la differenza. Lui ne fece a meno ed ebbe ragione: il Barça vinse tutto”.

Sacchi rivela poi anche di aver spinto molto con Berlusconi affinché prendesse Sarri come allenatore:  “A Berlusconi due anni fa dissi che se avesse preso Sarri, che era stato fermato per il Milan, si sarebbe portato avanti di 10 anni. Questo sport è stato creato come uno sport di squadra, che si allena facendo crescere i singoli. Il calcio è un gioco offensivo, il Napoli ha imparato da questo ma a Torino contro la Juve si era accontentata del pareggio”.

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