SHARE

schillaci90

Il gol è tutto. Il titolo del racconto autobiografico scritto da Totò Schillaci, l’eroe incompiuto dei Mondiali di Italia 90. Pagine di calcio, vita privata e aneddoti, raccolti nel volume in vendita a partire dal prossimo tredici maggio. Si parte dal match con l’Austria, con Carnevale titolare e con Schillaci in panchina:

“Carnevale, il pubblico dello stadio Olimpico e chiunque stia guardando la partita in tv, si mette le mani nei capelli per la delusione. C’è un solo italiano in tutta la nazione che tira un sospiro di sollievo. Io. Gufo che i nostri attaccanti non segnino, nella speranza che il mister mi faccia entrare al posto di uno di loro”.

Dalla nazionale allo scontro con l’attaccante del Bologna, Fabio Poli: “Sullo 0-0 entro in contatto con Negro, in area, e cado. L’arbitro fischia il rigore che Baggio trasforma. Vinciamo per quel gol. Alla fine della partita, mi si avvicina Fabio Poli, attaccante del Bologna a cui brucia la sconfitta. Mi viene accanto, mi parla a pochi centimetri dal viso. ‘Mollami’ gli rispondo. ‘Lasciami in pace’. Insiste, mi mette una mano in faccia… mi sputa addosso. Mi sblocco, d’istinto, senza pensare a quello che dico: ‘Ti faccio sparare’. Succede il finimondo”. La favola di Totò prende una piega imprevedibile, triste. Finanche la strage di Capaci, laddove perse la vita il giudice Falcone, diventa motivo di rimprovero per Schillaci. All’indomani dell’attentato mafioso, Schillaci non tocca palla in Verona Juventus:

“Trapattoni mi disse: ‘Avete ucciso anche Falcone…’”. I traguardi raggiunti, i bocconi amari e l’infanzia in un quartiere difficile: “Quando andavamo a mare io e miei fratelli al posto del salvagente indossavamo la camera d’aria di una gomma da bicicletta. So bene il dolore che si prova. La valvola fa male, taglia, incide la pelle all’altezza dei fianchi e la ferita rimane fino al termine dell’estate, perché ogni volta che entri in acqua, il sale la riapre e il dolore si rinnova. La vita al Cep è così. Bisogna trovare qualcosa per restare a galla, non importa se fa male, se fa stringere i denti e crea una ferita difficile da rimarginare – riflette Schillaci -. Bisogna trovare qualcosa, qualunque cosa, a cui aggrapparsi per non affogare nella delinquenza e nella disperazione. La mia camera d’aria è il calcio”.

SHARE