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Il prossimo 28 maggio, allo stadio “San Siro” di Milano, si sfideranno Real e Atletico, in una finale che è anche rivincita di quella che due anni fa a Lisbona consegnò la decima ai “blancos”, allora allenati da Carlo Ancelotti. Se il passaggio del turno del Real contro il City era dato per scontato dagli addetti ai lavori, quello della formazione di Simeone sul Bayern Monaco può tranquillamente definirsi come un’impresa.

Con questo risultato, il nostro calcio viene raggiunto da quello spagnolo in quanto a finali di Champions League con un totale di 27 atti conclusivi a testa sia per la Spagna che per l’Italia. Oltre a questo dato, c’è da segnalare il sorpasso cittadino della città di Madrid su quella di Milano, che adesso è costretta ad inseguire con 16 finali contro le 17 della capitale spagnola. Ma aldilà dei dati statistici, il calcio spagnolo ha preso le redini in mano già da un paio di anni, superando il nostro che arranca nell’ottenere risultati in campo europeo. Vanno segnalati tre tripletes, intese come tre vittorie consecutive: il primo è quello della Spagna in generale, che dopo la vittoria del Real nel 2014 e del Barcellona nel 2015, si porterà a casa il terzo trofeo consecutivo a prescindere da come finisca a Milano. Il secondo tripletes è quello che potrebbe ottenere il Siviglia, vincitore delle ultime due edizioni dell’Europa League e ad un passo dal raggiungimento della finale e della possibilità di diventare la prima squadra capace di vincere questa competizione per tre anni di fila. Ma c’è anche un terzo tripletes, che concerne la possibilità per le squadre spagnole di vincere per tre anni di fila tutte le competizioni Uefa: oltre a Champions League ed Europa League, è necessario aggiungere la Supercoppa Europea che negli ultimi anni sembra essersi trasformata in Supercoppa spagnola.

Il dominio spagnolo veniva rappresentato al meglio dallo spumeggiante gioco barcelloniano, che però si è dovuto inchinare al contemporaneo catenaccio del “cholismo”, che alla fine ha avuto la meglio. Quando due anni fa, il Real Madrid vinse la “decima”, il gioco di Ancelotti era molto solido e si basava sul contropiede grazie alla vena realizzata di un attacco pauroso, un gioco ora riesumato da Zinedine Zidane, che in quell’occasione era il vice dell’ex allenatore del Milan. Quel Real si trovò di fronte un Atletico Madrid che ha cambiato diversi uomini ma che è rimasto molto simile in quanto ad organizzazione. Simeone ha sempre dato prevalenza alla fase difensiva, alla tenuta del possesso palla, alla capacità di ripartire in contropiede lasciando il pallino del gioco in mano agli avversari. Infine ci sono le due squadre in lizza per la finale di Europa League: per il Siviglia questa competizione è un pò come il giardino di casa sua, capace di vincerla una prima volta, una seconda volta e (forse) una terza. La squadra di Emery, perso Bacca in estate, gioca con grande concretezza e corsa, a differenza del Villareal di Marcelino, che prova sempre a giocare in maniera più spettacolare possibile, pur non disponendo di grandissimi campioni.

In conclusione, cosa c’è dietro al dominio della Spagna, arrivata ad un passo da una duplice finale totalmente interma? Sicuramente la capacità di ogni squadra di differenziarsi dall’altra, ognuna ha un proprio stile e le proprie idee, che restano ferme nel corso delle partite a prescindere da chi ci si trova davanti. Il calcio spagnolo ormai domina in Europa, lo fa da alcuni anni e lo farà per gli anni a venire.

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