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Claudio Ranieri

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Domani Andrea Bocelli sarà al King Power Stadium per celebrare la vittoria della Premier League del Leicester di Ranieri. Ecco la sua intervista su “La Gazzetta dello Sport”:

Bocelli, anche lei travolto dall’impresa del Leicester?
“La mia passione per il calcio non ha limiti e viene da lontano. Ero bambino, in collegio e seguivo già ogni cosa. Poi, quest’anno l’impresa del Leicester mi ha entusiasmato. Credo che abbia suscitato simpatia in tutti: un esempio straordinario di calcio pulito, di calcio minore che diventa maggiore solo grazie alle proprie forze e al gruppo. Una lezione di vita: dove c’è la volontà c’è la via. E poi c’è un italiano che lo guida. C’è la storia di questo Vardy, da operaio a campione, che realizza un sogno. Come si fa, ditemi, a non farsi prendere?”.

Come è nata l’idea? Quando è stato contattato?
“A esser sinceri sono stato io a chiamare. La cosa è nata più di un mese fa. Mi sono fatto dare il numero di Ranieri da Javier… Javier Zanetti, intendo, col quale stiamo preparando un grande concerto a Milano, ho telefonato e mi sono offerto. “Senta Ranieri, sono Bocelli, mi piacerebbe fare questa cosa, e qui e là…”. Lui è stato contentissimo, è un uomo di una signorilità innata, mi ha ricordato che ci eravamo già conosciuti, in camerino, a un mio concerto. Dopo, a organizzare tutto, ci hanno pensato il mio manager e la società”

Straordinario.
“Non c’è niente di straordinario in quello che faccio, credetemi, sono gli echi di una passione infantile che continua e che ho finito per trasmettere anche ai miei figli. Siamo tutti fieramente tifosi dell’Inter”.

E per essere a Leicester domani ha anche interrotto la tournée?
“No. Sono tornato già martedì da un lungo giro. India, Emirati Arabi, Filippine, poi Tokio, Seul. L’11 maggio sarò a Mosca, a giugno tornerò in America. Certo, un po’ pesante è stato. Non mi lamento perché sarebbe un atteggiamento inqualificabile, ma ci vuole comunque un fisico bestiale, da un aereo all’altro, da un letto all’altro. Io ho tre figli ai quali mi sono imposto di dover trasmettere la voglia di studiare e di migliorarsi: l’orgoglio del lavoro fatto bene. E come li trasmetti gli insegnamenti se non con l’esempio?”.

Non è la prima volta che lei canta in uno stadio: quali sensazioni si provano?
“L’ho fatto altre volte. Quella che ricordo in modo particolare è la finale di Champions League nel 2009, a Roma. È molto diverso dall’esibirsi in un concerto, lì la gente viene per te, ci sono un’attesa e una responsabilità diversa. Domani, invece, sarà un momento giocoso, di festa, non staranno a valutare la qualità della mia esibizione”.

Che cosa canterà? I giornali britannici si aspettano “Nessun dorma”.
“Non abbiamo deciso nulla, si vedrà. Certo è che i tifosi del Leicester intonano Nel blu dipinto di blu e che Ranieri è Mister Volare. Ci attrezzeremo”.

Il 25 maggio, poi, una sua esibizione riaprirà l’area dell’Expo a Milano. È proprio quella che sta organizzando con Zanetti?
“La “Bocelli and Zanetti Night”, ma sarà un evento totalmente benefico: il ricavato andrà alle nostre due fondazioni per iniziative in favore dell’educazione di bambini di Buenos Aires e di Haiti. Sul palco ci sarà anche Mourinho, lo saluterò con affetto. Poi, però, gli dirò anche che la prossima volta si ricordi: squadra che vince non si cambia”.

Insomma, Bocelli è la voce del calcio.
“Non è finita, a dire il vero. Tre giorni dopo sarò di nuovo a Milano, alla finale tra Real e Atletico Madrid, canterò con Alicia Keys”.

Si ricorda di quella volta che scrisse per la Gazzetta?
“Certo che mi ricordo. Era prima della finale dell’Europeo tra Italia e Spagna. Credo che sulla carta, stavolta, siamo messi peggio. Bisognerebbe cambiare il nostro sistema calcio, per sperare, con fondamenti tecnici maggiori, di veder giocare nelle nostre grandi squadre più italiani. Nell’Inter magica della mia infanzia, c’erano solo due stranieri, Suarez e Jair. L’altro giorno con l’Udinese non c’era neppure un italiano. Il Leicester, però, ci insegna che nel calcio tutto è possibile”

Ma se vinciamo…
“Beh, se mi chiamano, volentierissimo. Io ci sono già”.

 

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