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(foto - solobari.it)
Edgar Alvarez (foto - solobari.it)
Edgar Alvarez (foto – solobari.it)

Ricordiamo meglio Edgar Alvarez, honduregno passato in Italia con le maglie tra le altre di Cagliari, Bari e Roma

Ci sono calciatori che restano nell’immaginario collettivo, e non sempre è una cosa positiva. Non sappiamo se Edgar Alvarez sia tra questi, di certo però l’honduregno ha dalla sua diverse singolarità che lo rendono ancora oggi più o meno conosciuto, a qualche anno di distanza dalle sue ultime apparizioni nel calcio di casa nostra. Se mai qualcuno ancora dovesse ricordarsi di lui e volesse cercare qualche informazione dettagliata sulla sua vita e le sue opere, c’è modo di leggere su Wikipedia alla voce “Biografia” la laconica frase: “Nel suo paese natale ha avuto tre figli con tre donne diverse”. Nient’altro. In effetti non è che ci sia molto da dire per quanto fatto in campo.

NON CAGLIA – Edgar Anthony Álvarez Reyes nasce a Puerto Cortés, in Honduras, il 18 gennaio 1980. Il ragazzo viene su bene denotando grande resistenza nonostante un fisico minuto: presto si impone come un grande scattista non avendo pari nelle giovanili del Platense, il club con cui esordirà tra i professionisti nel 1996 e che lascerà solamente nel 2003, quando dirà di si alla chiamata del prestigioso Peñarol in un trasferimento concretizzatosi proprio il giorno di Capodanno. Edgar Alvarez lascia la sua squadra d’origine dopo 102 presenze e 9 gol segnati, mentre in Uruguay le cose subiranno una evoluzione ben più veloce, gli osservatori del Cagliari infatti non possono fare a meno di notare quel 24enne colored che brucia l’erba sulla fascia. Detto fatto, il 1° gennaio 2015 il giocatore passa in prestito ai sardi, ma durerà poco: in rossoblu Edgar Alvarez avrà modo di conoscere volti noti come Gianfranco Zola, Nelson Abeijon, David Suazo, Mauro Esposito, Daniele Conti, Diego Lopez, onesti mestieranti quali Alex Brunner, Massimo Brambilla, Francesco Bega, Rocco Sabato, Roberto Maltagliati, Antonio Langella, Marcello Albino e Simone Loria ed anche qualche meteora/bidone (ricordate Katergiannakis e Horacio Peralta?). Alla fine chiude con 15 presenze in Serie A, 6 in Coppa Italia ed un gol segnato.

ROMAI UNA GIOIA – In seguito il nostro sarebbe potuto andare al Torino proprio quella estate ma il trasferimento saltò. Poco male perché arriva la telefonata della Roma che lo chiede in prestito al Peñarol. In giallorosso Edgar Alvarez lega molto con Francesco Totti, che lo soprannominò “Alvaretto” facendone una sorta di mascotte della squadra. Ma come è ovvio pensare, a Trigoria la concorrenza era bella folta, soprattutto per la presenza nel suo ruolo di Rodrigo Taddei, del brasiliano Mancini e di Damiano Tommasi, utilizzato diverse volte nel 4-2-3-1 di Luciano Spalletti come esterno di sinistra dietro alle punte. Ed anche in difesa Edgar Alvarez doveva fronteggiare i vari Panucci, Chivu e Cufré. L’honduregno gioca 20 partite, spesso da subentrato, e l’anno dopo accetta il prestito al Messina per avere maggiore visibilità decidendo di giocarsi le sue chance in giallorosso in futuro. In Sicilia le cose vanno un pò meglio con 32 apparizioni ma solo 20 da titolare, e due gol segnati. Il ritorno alla Roma è fugace: dopo aver giocato nella prima giornata di campionato negli ultimi 5 minuti contro il Palermo, Edgar Alvarez viene parcheggiato al Livorno, e che nomi troverà in Toscana: Amelia, Galante, Knezevic, Rezaei, Dhorasoo, Antonio ed Emanuele Filippini, Vidigal, Giannichedda, Tavano, Tristan, Diamanti, Bogdani…ma alla fine sara Serie B dopo aver giocato pochissimo.

CAPITANI DI VENTURA – Il laterale centroamericano resterà in Toscana anche nel 2008/2009 quando vestirà la maglia del Pisa ottenendo maggiori soddisfazioni, condividendo la bella esperienza all’Arena Garibaldi con i vari Bonucci, Birindelli, Radovanovic e Genevier e con Giampiero Ventura in panchina. Proprio il tecnico ligure se lo porta al Bari l’anno dopo insieme a Bonucci facendo bene per i successivi due campionati, anche se l’inizio dell’avventura in Puglia era stato piuttosto complicato perché nel frattempo in Honduras avvenne un colpo di stato che tenne Edgar Alvarez bloccato entro i proprio confini nazionali per alcuni giorni, impedendogli di aggregarsi alla squadra. Dopo il Bari arriva il Palermo, ma in Sicilia Edgar Alvarez farà solo da sparring partner e sarà così anche una volta abbandonata l’Italia per partire alla volta della Romania; là nel 2012 gioca la miseria di 5 partite con la Dinamo Bucarest prima della rescissione e nonostante risulti essere il giocatore più pagato del club. Il canto del cigno del veloce esterno dell’Honduras si chiama ancora una volta Platense, dove dal 2013 ad oggi Edgar Alvarez si allena più che giocare, contento di quanto fatto nei suoi 36 anni di vita e di aver visitato posti sia con le squadre di club che con la propria Nazionale giocando anche due gare ai Mondiali di Sudafrica 2010. Sempre correndo…

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