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Fontanella
Mario Fontanella (Foto: Facebook ufficiale Floriana FC, © Joe Borg)
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Mario Fontanella (Foto: Facebook ufficiale Floriana FC, © Joe Borg)

E’ ITALIANO IL CAPOCANNONIERE DEL FLORIANA, SOCIETA’ MALTESE. ECCO LA NOSTRA INTERVISTA A MARIO FONTANELLA

Sono tanti i giovani calciatori italiani a caccia di un palcoscenico sul quale potersi esibire e che per un motivo o per un altro sono ‘costretti’ ad attraversare il confine per poter trovare la propria dimensione. Talenti nostrani che hanno dovuto lasciar il Bel Paese per cercare maggior fortuna all’estero per volere del caso e/o semplicemente per mancanza di fiducia da parte delle società italiane. Tra i vari Pellè, Okaka, Darmian, Verratti e Giovinco c’è però anche un’altra piccola stella che in questa stagione, al primo anno lontano da casa, ha saputo imporsi con decisione in un campionato estero divenendone addirittura il capocannoniere. Parliamo di Mario Fontanella, attaccante del Floriana classe 1989, che dopo gli inizi con le giovanili del Napoli e numerose stagioni trascorse tra Serie C2 e D ha ben pensato di accogliere la proposta del club maltese divenendone presto perno centrale nonché capocannoniere indiscusso con ben 20 reti. Convinto dal presidente Riccardo Gaucci, Fontanella ha trovato nuovi stimoli al Floriana, considerato un buon trampolino di lancio per la sua carriera. Proprio Fontanella si è concesso ai microfoni di Maidirecalcio, ripercorrendo alcune fasi cruciali della sua carriera, dal sogno Napoli al successo a Malta, lanciando anche una stoccata al calcio italiano troppo spesso propenso a premiare atleti stranieri piuttosto che italiani.

20 goal e capocannoniere a Malta, un traguardo importante per la tua carriera. Come ci si sente ad essere idolo e punto di riferimento di una squadra come il Floriana?

“Sicuramente segnare 20 goal ed essere capocannoniere nel massimo campionato maltese è un grande traguardo per me. Inoltre essere protagonista in un club glorioso come il Floriana fa un grande effetto, soprattutto per chi come me viene da realtà minori.”

Scaviamo un po’ nel tuo passato: com’è per un calciatore napoletano iniziare proprio dalle giovanili del Napoli? Ti aspettavi di completare il percorso approdando in prima squadra?

“Per un napoletano pensare di esordire nella squadra della propria città penso sia un sogno, ci ho sperato tanto nei molti anni trascorsi nelle giovanili ma purtroppo non è bastata la costanza, la dedizione e le mie qualità nel far diventare quel sogno realtà”.

Come mai un calciatore nel pieno della maturità calcistica è costretto a lasciare l’Italia per cercare fortuna all’estero?

“Purtroppo i tanti goal in serie D non sono serviti a farmi approdare nei professionisti e l’estero è stato l’occasione per giocare in una massima serie”.

Sei alla tua prima esperienza estera. Come hai vissuto la fase di ambientamento e che differenze hai riscontrato con il modo di concepire il calcio nel nostro Paese?

“Inizialmente ho trovato un po’ di difficoltà con la lingua e con il modo di vivere il calcio che è un po’ diverso dal nostro, ma poi ho superato tutto grazie anche ad uno staff e un presidente italiano come Gaucci”.

Dall’alto delle tue 20 reti come spieghi questa carenza di bomber da doppia cifra abbondante nella Nazionale di Conte? Speri magari di poter ripercorrere la strada di Graziano Pellè, poco fortunato in patria ed esploso all’estero?

“Il problema di molti giovani calciatori forti è che in Italia non viene data loro la possibilità di emergere. Si cerca di puntare sempre sui ragazzi stranieri, anche se meno forti, semplicemente perché va di moda e di questo a risentirne è la nostra nazionale italiana. Ripercorrere la carriera di Pellè? Magari… (ndr. ride)”.

Qual è l’esperienza che finora in carriera ti ha formato maggiormente?

“Sicuramente mi ha formato la scorsa stagione calcistica quando ho indossato la del Budoni Calcio. Ho realizzato 27 goal stagionali e di questo devo ringraziare solo la presenza di una figura importante come quella del mister Raffaele Cerbone che è stato capace di farmi maturare sia dal punto di vista realizzativo che mentale e tutto questo bagaglio l’ho portato con me quest’anno”.

Nostalgia dell’Italia? Speri di poter tornare alla carica magari facendo il tuo esordio in Serie B o A dopo l’exploit di quest’anno?

“Sinceramente no, non ho nostalgia dell’Italia perché in questi anni trascorsi nessuno ha mai puntato realmente su di me. Non nascondo però che dopo un’annata del genere mi piacerebbe ritornarci in palcoscenici importanti”.

In Italia hai vissuto larghi tratti della tua carriera tra Serie D e Lega Pro. A che categoria del nostro calcio ti senti di paragonare la Premier maltese?

“La premier maltese è paragonabile alla nostra Serie C con le prime 4-5 squadre che potrebbero giocare benissimo in Serie B”.

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