SHARE
Victoriastreet in Edinbrgh

UN INTENSO WEEKEND IN SCOZIA, TRA CALCIO E BIRRA

Ho vissuto il weekend più cruciale della Premier League direttamente nel Regno Unito. Dove? A Edimburgo. Sì, ma in Scozia c’è un campionato nazionale, forse a loro la Premier inglese neanche interessa, direte voi. E’ quello che credevo anche io. Mi sbagliavo. Gli scozzesi saranno anche orgogliosamente patriottici (tanto che per alcuni essere chiamati inglesi è un insulto), ma hanno un forte attaccamento per le vicende calcistiche dei loro cugini. D’altronde, uno degli allenatori più vincenti del calcio inglese è nato a Glasgow e si chiama Sir Alex Ferguson. Fermo restando che la Scottish Premiership, lo storico campionato locale che si disputa dal 1890, raccoglie migliaia di appassionati.

SCOZIA, IL PUB E’ LA CASA DEL CALCIO

Innanzitutto, che sia calcio o rugby (i due sport più in voga lì), c’è una regola in Uk, specialmente in Scozia: se non si va allo stadio, le partite si vedono al pub. Molto più che da noi. Difficilmente gli scozzesi vedono i match della loro squadra comodamente a casa. Ecco perché i pub della città sono sempre gremiti e forniti di svariati televisori dove trasmettono anche più partite in contemporanea.  Nella capitale Edimburgo, i pub hanno un fascino particolare. Molti hanno un look oscuro, quasi tetro, con luci soffuse, a volte solo candele anziché la luce artificiale. Salvo poi essere accolti dal calore dai canti e del chiacchiericcio degli spettatori, seduti ai loro tavoli, innaffiati da fiumi di birra.  La prima partita che mi è capitato di vedere in un pub, nel primo giorno del mio arrivo, è stata Celtic-Heart, finita 3-1 per i The Bhoys. Inutile dire che sembrava di vivere il match direttamente dallo stadio e che gli sgabelli di legno scuro fossero gli spalti della Stand più calda e affollata.

IL DERBY DI EDIMBURGO

Ah dimenticavo… sono due le squadre cittadine, Heart of Midlothian e Hibernian Football Club, che danno vita ad un derby storico che esiste dal lontano 1875, anche se meno noto di quello di Glasgow tra Celtic e Rangers.  Così come nell’Old Firm, anche nel Derby di Edimburgo vi è una radice di divisione religiosa. I cuori, anche detti Maroons, rappresentano il lato protestante della città, mentre l’Hibs quella cattolica.  La leggenda di questo antichissimo derby è John Robertson, leader indiscusso dell’Heart a cavallo tra gli anni ’80 e ’90, che conta ben 27 reti nella stracittadina della Capitale, score che gli ha affibbiato il soprannome di Hammer of Hibs.   Un episodio curioso di questo sentitissimo derby risale al 1940, durante la seconda guerra mondiale, quando sul campo di Ester Road, la casa dell’Hibs, calò una pea souper fog, ovvero una nebbia fittissima che impediva agli spettatori di vedere quello che succedeva in campo. Un radiocronista della BBC dovette inventarsi di sana pianta la cronaca della partita per non far sapere all’esercito tedesco che in città c’era la nebbia, fornendo quindi una informazione preziosa per le strategie militari.

 

LA FAVOLA LEICESTER IN SCOZIA

Ma, come detto, nel cuore dei calciofili scozzesi non c’è solo il pallone gaelico, ma anche e sopratutto la Premier League inglese. E nell’ultimo week-end si è consumato l’atto più succulento della stagione: il Leicester di Claudio Ranieri ha vinto il campionato. Ho avuto la fortuna di guardare al pub le due partite più decisive della giornata: l’1-1 tra il Manchester United e le Foxes e il 2-2 tra Chelsea e Tottenham. Un’atmosfera eccezionale in entrambi i match. Solitamente, ogni tifoso scozzese che si rispetti ha una squadra locale del cuore e una inglese (Manchester United e Liverpool le più gettonate). Il Leicester però, pur essendo una realtà nuova ad alti livelli, è entrato nei cuori di tutti. All’arrivo dell’ufficialità del Leicester campione, cioè con il triplice fischio del derby di Londra, sono esplose urla e applausi scroscianti, accompagnati da un quanto mai solenne schiocco di boccali. Le Foxes hanno vinto la Premier e anche in Scozia si festeggia il miracolo. Fino a tarda notte era possibile simpatizzare con qualche scozzese un po’ alticcio vagante per le strade della città, fraternizzando e cantando sulle note di Modugno il coro pro Ranieri ideato dai tifosi del Leicester (“Ranieri ohhh, Ranieri ohhh”). E così, in quell’istante, scozzesi e inglesi per una volta si sono dimenticati di dispregiarsi. E io, per una volta, mi sono accorto di essere uguale a loro.

SHARE