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enrico becuzzi

“Vincere non è importante, e l’unica cosa che conta”, sicuramente d’impatto e accattivante ma, evidentemente, un motto non inseguito da tutti.  In quelli che la pensano diversamente una delle bandiere potrebbe essere di diritto Enrico Becuzzi, tennista italiano nato a Pisa. Probabilmente il suo nome non vi dirà niente, ma il quasi 43enne poco tempo fa è riuscito addirittura a ritagliarsi un’intera pagina del “Wallstreet Journal”, solitamente restio a trattare sport. Soprannominato “La leggenda del tennis challenger” dal giornale americano, Becuzzi detiene un record del tutto personale: 208 sconfitte in vent’anni di carriera e la continua e romantica ricerca della vittoria che gli consentirebbe di entrare in classifica Atp, quella dei professionisti.

LA VOGLIA DI SEMPRE – “Ho cominciato a 9 anni con una racchetta di legno – racconta Becuzzi a “La Repubblica”- perché all’epoca il tennis era proprio un altro sport rispetto a quello di adesso. Guardavo Borg, McEnroe, Vilas e immaginavo di batterli lanciando la palla contro il muro sotto casa. Trentaquattro anni dopo sono ancora qui, con la voglia di sempre, anche se mi rendo conto che giocare contro ragazzini che sparano a 200 all’ora è sempre più complicato”.

QUELLA VOLTA A SHANGHAI… – Non avendo un raking, Enrico non può iscriversi alle qualificazioni dei tornei, ma continua a girare il mondo alla ricerca di quella vittoria che gli cambierebbe la vita: “Non sono uno scriteriato, cerco sempre di far quadrare i conti. Quando posso vado, quando capisco che non è opportuno, ci rinuncio. Certo, quella volta che entrai nelle qualificazioni di un Master 1000 a Shanghai e non mi diedero il visto in tempo, ci restai davvero male. Ma ci pensi? Avrei giocato un torneo con Federer, Djokovic e compagnia bella. Che peccato…”.

Una storia incredibile, che sembra la sceneggiatura adatta per un film. Da oggi anche noi faremo il tifo per Enrico Becuzzi, zero vittorie ma infinita passione.

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